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Fiat – La musica è cambiata? No, hanno cambiato la musica! Stampa E-mail
di Hugo Fast   
mercoledì 13 settembre 2006
Qualcuno forse ancora ricorda che un paio di anni fa la Fiat era vicina al collasso industriale: gran parte della linea prodotti era in sofferenza, le quote di mercato in Italia erano in calo mentre all’estero la discesa era ancor più marcata, molti modelli erano deboli e mal posizionati. Tutta l’Italia economica e politica trattenne per un momento il fiato, finché poi, con una cura da cavallo fatta di potenti sferzate interne e un feroce turnover dei top manager, l’azienda riuscì a riprendere quota. Oggi che il tandem Marchionne/De Meo pare finalmente aver raddrizzato la barra e che alcuni modelli sono tornati al successo nei rispettivi segmenti (soprattutto Panda, Punto e Ypsilon), è tempo di una ritrovata grinta e aggressività commerciale: qualche mese fa si è addirittura voluto comunicare questo messaggio senza mezzi termini a tutto il pubblico, con uno spot palesemente autocritico verso il proprio passato che diceva “Fiat: la musica è cambiata”.

E la musica cambiò davvero: lasciamo stare la validità e la qualità dei prodotti (sui quali non desidero esprimermi, e comunque non è questa la sede), ma cambiò anche la musica degli spot, con due canzoni nazional-popolari dell’artista nazional-popolare Vasco Rossi a ribadire un messaggio forte e… nazional-popolare.

È però di qualche giorno fa la notizia che Rossi, evidentemente con le tasche troppo cariche di quattrini per poterne incassare degli altri, ha detto no a un terzo spot con le sue musiche: stando ai giornali l’emiliano avrebbe dichiarato “ho deciso di dire di no, non voglio più che una mia canzone venga legata a uno spot”, e ancora “ho scelto, per quanto sta nelle mie possibilità, di non vendere i miei sogni, che sono poi anche quelli dei miei fans”. Che dire? Sono già in molti ad aver trovato ipocrita e sgradevole questa linea di condotta: Rossi è un professionista da un quarto di secolo, e che abbia messo a fuoco solo ora l’impiego delle sue canzoni negli spot pare assai difficile da credere. È probabile piuttosto che abbia scelto di non legare eccessivamente il suo nome a quello della casa torinese, per ragioni di opportunità commerciale e di immagine. Evidentemente se lo può permettere: ci sono migliaia di musicisti senza contratto che darebbero fino all’ultima goccia del loro sangue per avere un proprio pezzo inserito in un commercial Fiat programmato in heavy rotation! Il riferimento ai “sogni dei fan”, francamente…

Ma torniamo dalle parti di Torino: “morto un papa se ne fa un altro”, devono aver pensato. E così via a un nuovo spot con “Seven Nation Army” dei White Stripes, il pezzo diventato inno della vittoria italiana ai mondiali di calcio e ribattezzato “Po-po-po-po-po” da stuoli di giornalisti ignoranti. L’idea è semplice ma geniale: si prende un pezzo semplice e orecchiabile, all’apice della notorietà, legato a un evento lieto nel cuore di tutti, e si cerca di trasferire l’immagine di un successo (quello calcistico) su un prodotto. Sì, tutto bene, ma… Seven Nation non è più lui! Invece di usare il pezzo originale, qualcuno dell’agenzia deve aver ben pensato di impiegare un “tarocco”.

Si fa così: si prende un musicista semi-sconosciuto e di poche pretese, si cambiano una nota o due nella linea melodica del brano famoso in modo che l’ascoltatore superficiale continui a credere di ascoltare esso, si usano più o meno gli stessi “suoni”, si elude di pagare i diritti agli autori ed editori originali, e se proprio ti trascinano in tribunale per plagio cercherai di dimostrare che si tratta di due canzoni completamente diverse (proprio grazie a quelle due notine cambiate!). Intendiamoci, non è una pratica inventata per l’occasione: la pubblicità è piena di casi del genere, e mediamente i plagiari-non-plagiari l’hanno sempre fatta franca. Perché anche se di plagio nella sostanza delle cose si tratta, plagio non è da un punto di vista strettamente giuridico.

Dispiace e stupisce che anche un marchio come Fiat si sia imbarcato in una storia del genere, specialmente dopo che, con le canzoni di Vasco Rossi, non aveva certo lesinato sul costo della parte musicale dei suoi spot. È la seconda volta in poco tempo che ci occupiamo di Fiat in questa rubrica, e ci dispiace: lo slancio dei suoi uomini meriterebbe un trattamento pubblicitario migliore.    

Il Giudizio di Kondoria

Una caduta di stile. Nazional-popolare.

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