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Fatboy Slim, Jesolo 6.8.2006 Stampa E-mail
di Kosmø Ohm   
martedì 22 agosto 2006


Fatboy SlimChe dire… ci siamo stati!!! Kosmø Ohm macina sempre chilometri pur di vivere la scena che conta. Da molto tempo ormai circolavano voci sul beach party di Fatboy Slim organizzato a Jesolo (Ve). All’ultimo decidiamo di andarci, mio malgrado, in formazione decisamente ridotta. Ma niente paura, tanto lì ci aspettano gli amici di Verona. Arrivati sul posto notiamo subito un bel movimento, soprattutto di sesso femminile. Però…!


 

La spiaggia dell'eventoIl flusso, nel giro di poche ore, aumenterà fino a raggiungere quota 20.000 mila anime.
E che dire della location? Siamo sulla famosa spiaggia del Faro, dove per l’occasione è stato sistemato un palco che a dirla proprio tutta non spicca per la sua grandezza ma che poi farà lo stesso la sua degna figura. Attorno troviamo dei gazebo per i necessari rifornimenti alcolici ed i classici furgoncini-buffet dove ti propinano, con cadenza romagnola, le sempreverdi piadine e altri panini unti a prezzi decisamente poco politici!
   
In attesa che arrivino i veronesi, ci guardiamo attorno: qualche bizzarro e simpatico clubbista con la maglietta dei Kraftwerk, un pazzoide che usa come copricapo una testa di cane, alcuni bisex con dei seni improponibili, le solite cose…
Improvvisamente mi accorgo che la security sta presidiando il bagnasciuga: in effetti la probabilità che qualcuno sbarchi con gommoni, hovercraft, mosconi, sci d’acqua o una Lotus Esprit (stile James Bond in “La spia che mi amava”) è decisamente elevata. A posteriori, ahimé, non so dirvi se questi tentativi ci siano effettivamente stati e se siano andati a buon fine.

Queli di Verona (solo alcuni!)Intanto dal palco qualcosa si muove, è una band di supporto chiamata Ellen Ripley, ovvero il progetto parallelo di Ninja, batterista dei Subsonica. Mentre ascoltiamo ‘sto live tutto drum-punk’n’bass, ci raggiungono i mitici ragazzi da Verona che sono già decisamente su di giri in vista dell’evento. Tra un birretta e l’altra conversiamo amabilmente su come sarà la serata e sulla night-life in generale. I gentili amici sono cresciuti con il mitico club “Alter Ego” a due passi: neanche a farlo a posta, ci passa accanto l’icona della suddetta discoteca ovvero Gigi, il proprietario. Naturalmente i ragazzi non ci pensano due volte a fermarlo e scambiano un due battute con lui.
Finito il live della band di supporto ci avviciniamo al sottopalco, da dove tra l’altro non ci sposteremo più per le prossime quattro ore.

Alla console va DJ Albertino, sì, proprio quello di Radio DeeJay... All’inizio siamo tutti scettici sulla sua performance, ma con gran stupore si rivela un set decisamente interessante (nonostante qualche “cambio” non proprio all’altezza), pulsante e anche talvolta ruvido e “garbo”, tutto in chiave electro. Gradevole anche il tocco vintage che viene da una versione rivisitata di “Should I Stay Or Should I Go?” dei Clash.

Siamo ancora in fase di riscaldamento e il testimone passa a DJ Cirillo, noto anche come il re del Cocoricò. Da più di vent’anni ai vertici della scena underground italiana, ci propone un set abbastanza impegnativo che mescola sonorità techno, electro e trance.

Fatboy SlimFinalmente arriva il momento di Norman Cook aka FATBOY SLIM, che ci impreziosirà con il suo sound per due ore abbondanti. Naturalmente per lui è stata approntata una console più vistosa con dietro uno schermo dedicato ai visual. Neanche a dirlo, si parte con un suo cavallo di battaglia ovvero “Right Here, Right Now”, mentre sul video una mappa satellitare ci mostra il viaggio da Brighton (sua città natale) fino alla spiaggia dell’evento.
Con il suo inconfondibile stile definito big beat (una miscela di dance, hip-hop, breackbeat, r’n’b e sound electro), Mr. Slim piazza anche alcune sue hit come “Rockafeller skank”, “Gangster Trippin” e l’ultimo singolo “That Old Pair Of Jeans”. Il set si sussegue con sonorità prettamente elettroniche, ma non manca anche qualche giro di hip-hop e reggae, il tutto magistralmente amalgamato con un mixaggio fatto di cambi quasi impercettibili ed un’apprezzabile visual-art.
Fatboy rende tra l’altro omaggio anche ad artisti come Underworld (Born Slippy) e Gorillaz (Feel Good Inc. e Dirty Harry). Non manca però una sonora nota di demerito per la commercialità l’happening assume in alcuni tratti. Forse per far felici quelli che non fanno parte della scena (ahimé non tutti si muovono per la qualità del sound…) ci siamo dovuti sorbire una sorta di remix del pezzo del “momento” (nostro non di sicuro), “Crazy” di Gnarls Barkley. Quello che ci fa più incazzare però è che spesso Fatboy fa riecheggiare durante il set quell’oramai insopportabile giro di basso di “Seven Nation Army” degli ignari White Stripes. L’apoteosi si ha quando Mr. Slim indossa la maglia azzurra di Cannavaro, proietta le immagini della vittoria dell’Italia ai mondiali e mette per intero quel maledettissimo remix. Di conseguenza si crea un clima da sagra paesana dove la maggioranza del pubblico intona il triste “poo-po-po-po-po-poooo-poo….” (così definito da tutti i giornalisti generalisti, all’indomani della vittoria dell’Italia, sic…)

Fatboy SlimPotrei anche giustificare il caro Norman Cook: forse voleva solamente risultar simpatico e dar una ulteriore carica al pubblico italiano, ma tutto ciò ha creato il classico e dozzinale orgoglio nazional-popolare che talvolta potremmo lasciar a casa e non sfoderare sempre alla prima occasione. Avrei preferito sentire “Could You be Loved” di Bob Marley  e “Mercedes-Benz” di Janis Joplin, due pezzi entrambi messi da Fatboy durante il beach party svoltosi a Portrush (North Ireland) nel luglio scorso (a proposito, ringraziamo le nostre fonti britanniche!!!).

Tutto sommato ci consoliamo con l’ultimo pezzo, ovvero “Praise You” e ce ne andiamo con il sorriso, consapevoli di aver assistito ad uno dei più grandi eventi dell’estate musicale italiana.

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