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L'uomo senza stile Stampa E-mail
di Hugo Fast   
martedì 18 luglio 2006

 

Primavera/estate/autunno/inverno 2006: è di moda l’uomo senza stile

Sarebbe bello vivere in un mondo popolato di persone gentili, simpatiche, piacevoli, con un lieve e leggiadro profumo sul corpo e nell’anima. Ma purtroppo non è così: c’è un intero esercito di uomini senza stile, senza alcun rispetto di sé e degli altri, che invade gli uffici, le strade, i bar e persino i luoghi del potere.
Cerchiamo dunque di capire quali sono i tratti caratteristici dell’Uomo Senza Stile (d’ora in avanti USS). Anzitutto si tratta sempre di un uomo di mezza età, o comunque non giovane: chi è giovane ha ancora ideali e illusioni, ha voglia di cambiare il mondo e una naturale propensione al sociale.
L’USS no: egli vive isolato nel suo guscio di egoismo, incattivito dai problemi del quotidiano, dalla rata del mutuo da pagare e dai primi disturbi alla prostata.


L’USS veste mediamente male: ha un look impersonale ed insulso, fatto di colorini ed accostamenti da brivido. Talvolta è ben vestito, ma solo in apparenza: compra doppiopetti blu e cravatte firmate solo per esibirli, perché fanno status o perché costretto dalla sua posizione professionale. In ogni caso non ci crede, non lo fa per l’intimo piacere dell’edonismo, e il risultato si vede: anche la giacca più costosa gli cade male, o meglio, in maniera volgare.
D’estate la sua specialità sono i colorini schifosi: verdini soprattutto, ma anche giacche ocra da portare con camicie azzurre dal bordo scurito dal sudore. In questa stagione, l’USS riesce ad avere un eterno aspetto spiegazzato: quando esce dall’auto è perfetto, colla camicia di fuori, la giacca stropicciatissima sulla schiena, i capelli in disordine e un’orribile valigetta al braccio.
Per il suo look l’USS sceglie accessori che dimostrino quella potenza e quella virilità che in realtà non possiede: un must l’orologio da subacqueo o il cronografo da aviatore in oro massiccio, anche se lui non si sposta mai dalla scrivania. Di moda anche braccialetti, penne da duentocinquanta Euro che quelli come lui hanno tutti uguale, e iniziali ricamate sulla camicia (il segno del comando...), mentre di solito vengono evitati particolari realmente sciccosi come i gemelli: l’USS non ha tempo per i gemelli.
Il suo profumo è silvestre, boschivo, virile ma dolciastro, mette depressione solo a sentirlo. Permane negli ambienti che l’USS frequenta anche per molto tempo dopo che lui se n’è andato e si mescola al suo sudore: il “migliore” in assoluto ha il nome di una scala di temperature.


l’USS si muove con arroganza, soprattutto in società: al bar risponde al cellulare urlando, passeggiando su e giù, gesticolando, senza rendersi conto di quanto ridicolo riesca ad apparire ai presenti. In macchina viola sistematicamente i divieti di sosta e i limiti di velocità, che ritiene “roba per chi non sa cosa vuol dire lavorare”: cambia corsia senza freccia, non da la precedenza ai pedoni sulle strisce, lascia la macchina in seconda fila anche se c’è parcheggio. In autostrada guida come un pazzo, specialmente quando ha un appuntamento di affari o quando torna a casa la sera. È incurante degli aspetti anti-infortunistici più elementari, non mantiene la distanza di sicurezza e dal benzinaio fuma: lui non ha tempo da perdere.
Il suo pasto meridiano è disordinato, veloce e strapazzato: se va al self service, mangia tutto freddo e intanto legge il giornale. Se è in viaggio, ingolla nervosamente un panino in autogrill quando non può più farne a meno, verso le 14,30, e ci beve sopra una bevanda maschia come la birra. In entrambi i casi, conclude il misero pasto con una sorsata di caffè scaraventato in pancia a mo’ di schiaffo allo stomaco, quasi a calciare verso il fondo del piloro il bolo appena ingoiato. Dopo aver trattato scortesemente tutto il personale di servizio con cui ha avuto a che fare, l’USS riprende immediatamente la sua “lucrosa” attività: non si cura di lavarsi i denti o almeno di attuare una qualche minima pulizia orale. Lascia invece che il cibo si infili tra i suoi denti malcurati a fermentare odori con cui delizierà il suo interlocutore pomeridiano.


L’USS non è dotato di vera professionalità nel suo lavoro: alla mancanza di essa rimedia con l’abitudine, con immense dosi di energia spese stupidamente a fare senza pensare. Maltratta gli eventuali collaboratori ma non mette mai in discussione i capi, anche quando dicono patenti idiozie. Usa di proposito molte parole volgari, ma non per dare colore o per rendere concetti altrimenti inesprimibili: per lui, esclamare con veemenza “cazzo” equivale a dire “qui comando io”.
Al telefono non si annuncia mai e raramente saluta: come già detto, l’USS non ha tempo da perdere e pronuncia subito il cognome della persona con cui desidera parlare. A chiamarlo “Signor” non ci pensa nemmeno.
Se usa la posta elettronica, scrive tutto minuscolo ed usa un italiano sgangherato: “Non siamo mica qui per giocare”. Se deve firmare un documento, non lo legge, ma ne chiede il contenuto a chi glielo porta. Quando è in viaggio di lavoro, insiste per cercare un buon ristorante, ma solo perché non paga lui. Con i colleghi, fa commenti volgari sulle cameriere, come se fosse il loro padrone. Innaffia il pasto con tanto vino, torna in albergo obnubilato e puzzolente di fumo, sale in camera, si toglie le scarpe e resta fino alle tre davanti alla tv a vedere qualche spettacolo porno-trash diffuso da emittenti locali. In alternativa, insiste per andare a sfottere i travestiti.


Potremmo continuare a lungo, perché di uomini così ne abbiamo conosciuti tanti. Lasciateci invece trarre qualche conclusione: l’USS è una componente fattiva dell’inquinamento ambientale. È il trionfo della prosaicità sull’ideale. Dello squallore sull’entusiasmo. Di tutto il male che c’è al mondo sul bene.
L’USS è probabilmente incurabile, ma a noi fa comunque piacere pensare che non sia così: quando ne incontrate uno, non fatevi scrupolo di smentirlo, sempre e comunque. Fategli capire quanto è ridicolo. Fategli capire che è un uomo che fa pena. Fategli capire che la sua eterna corsa è una corsa verso il malessere, l’ulcera, l’infarto, la depressione, il fallimento. Spiegategli che i veri valori della vita non sono quelli in cui crede. Ditegli che sarebbe meglio spendere le proprie energie per star bene con gli altri e con se stessi.


La vogliamo capire che vivere in un mondo meno schifoso dipende da noi?

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