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Katzo se siamo messi male!
Dunque, cominciamo dall’inizio: mi dicono che in Italia di questi tempi stia andando tale Fabri Fibra. Sospensione del giudizio di qualche giorno, vado e mi informo. Guardo il suo sito, ascolto i dischi, vedo le foto: lui, devo dire, non mi era piaciuto già de visu e questa roba che lo accreditino di essere il lato duro della musica italiana mi mette bello maldisposto. Voglio dire: ogni volta che mi presentano qualcuno come duro, io penso “Ehi Bimbomix, io ho visto i Dead Kennedys e i Ramones dal vivo, ho visto gente che dopo i concerti saliva sui pali della luce degli stadi e da dieci metri cagava in bocca a uno che stava sotto. Sei sicuro di essere duro…?”
Fattostà che questo Fibra si accredita da duro: il look è quello solito dei rapper, quello street-style che vorrebbe essere trasgressivo e che invece ha solo fatto la ricchezza di multinazionali capitaliste-che-più-capitaliste non si può come Adidas e Nike. Poh, la felpa col cappuccetto forse sarà cool per le strade di New York, ma qua da noi mi pare uno zinzino posticcia… “Vai, il solito colonizzato culturale che crede ancora che i rapper siano dei duri”, mi trovo a pensare. Sai com’è, se mi arriva 50 Cents armato (o quello va bene anche a mani nude) e mi dice “’cazzo ridi?” magari mi preoccupo, ma questo non perché lo vedo un duro per la musica che fa, bensì perché è grosso e armato. No, scusa, torno a Fibra: in parole povere, l’esame look il ragazzo non lo passa. Non impressiona, non ha niente di originale, lui mi pare anche bruttino ed è inutile che si rasi perché si vede benissimo che lo fa solo perché perde i capelli. L’aria da incazzato cronico sarà anche funzionale al personaggio che si è scelto, ma francamente gli dona ancor meno…
Dalle parole che compaiono sul sito, dalle dichiarazioni che ho raccolto in giro traspare tanta voglia di essere originale. Il problema è che non basta volerlo, devi anche esserlo! Sparare un po’ a 360° sul degrado culturale dell’Italia, su Costantino Vitigliano e sulla missione in Iraq non è particolarmente “contro”, non è particolarmente “cool”, non è semplicemente NIENTE e riflette posizioni che puoi trovare in classi agiate come nei precari da 400 Euro al mese, nella destra sociale come nella sinistra più estrema… No Fabri, non basta essere genericamente “contro” e cercare a tutti i costi di fare l’antipatico: in quello ci riusciva assai meglio il “Signor No” Ludovico Peregrini, ovvero il notaio di Mike Bongiorno ai tempi di Rischiatutto, e lui era molto più personaggio di te:
E non basta citare la solita storia di disagio sociale, del ragazzino che da piccolo era contro tutti e poi il rap l’ha salvato: c’è pieno di gente nella merda in questo disgraziato paese, ma questo purtroppo non fa di loro dei personaggi, ma solo eventualmente delle persone bisognose di rispetto e possibilmente di aiuto. Fabrizio da Senigallia sarà anche stato in psicanalisi, ma questo non fa di lui automaticamente un artista. E comunque l’uomo non esibisce un grammo di ironia, né soprattutto di autoironia: si prende maledettamente sul serio e, visto che le cose che dice fanno tutte mediamente cagare, qui non c’è neanche la backdoor della risata.
Fin qui il Fibra public-face: ma un musicista (?) si giudica per la musica. E allora metto su i suoi “capolavori” e mi viene fuori una voce tesa e metallica, volgare e senza alcun fascino, sembra molto quella di coso, lì, il tipo degli Articolo 31 che all’inizio stava zitto e poi quando il gruppo ha deciso di farsi il grano ha cominciato a essere il frontman. Fibra è noioso, la sua musica è vecchia e inutile, roba così negli USA la fanno da 10 anni e noi lì sempre a rifare le cose dei mercati esteri, solo con una vita di ritardo. Peccato che i rapper americani hanno gusto, hanno stile e molti di loro sarebbero ritmici e incisivi anche se leggessero il fatidico elenco del telefono. Fibra no: teso e monocorde, tutto tirato nel suo eterno tentativo di essere “duro”, “antipatico”, “contro”, riesce solo a irritarmi con una vocalità tesa e profondamente volgare, di quel coatto che non diventerà mai icona trash da riscoprire (alla Alvaro Vitali) ma solo coatto da smarcarsene in fretta e basta. E allora torniamo alla questione dell’inizio: siamo messi male, se questa è la “nuova” tendenza e Fibra in Italia vende. Sul palcoscenico della vita, quando i protagonisti escono, le comparse diventano attori.
Il pur geniale Lorenzo Cherubini sta a un vero rapper come io alla zia di Agatha Christie: ma dopo aver sentito i latrati di Fibra, non posso che urlare “Aridatece Jovanotti!”
Hugo Fast
PS 1: il mio caro amico Robert Sevilla DJ, commentando la cover del Fibra ha detto: “Sarebbe stato bello se il fotografo della copertina avesse fatto le cose con la santissima calma…”
PS 2: dopo un calembour così sofisticato come “Fabri Fibra”, mi aspetto di veder comparire sulle scene internazionali anche la cantante dialettale greca Kyorba Kanorba. E, ai meno sofisticati lettori di questo onorevole magazine, consiglio di passare dal Pampero&Pera al Bacardi coi Petardi, o magari all’Havana con la Banana… PS 3: Fibra, se sei in ascolto e vuoi scoprire cosa vuol dire stupire con le parole, ascoltati un po’ “I Zimbra” dei Talking Heads (1979). Eccoti le lyrics:
GADJI BERI BIMBA CLANDRIDI LAULI LONNI CADORI GADJAM A BIM BERI GLASSALA GLANDRIDE E GLASSALA TUFFM I ZIMBRA
BIM BLASSA GALASSASA ZIMBRABIM BLASSA GLALLASSASA ZIMBRABIM
A BIM BERI GLASSALA GRANDRID E GLASSALA TUFFM I ZIMBRA
GADJI BERI BIMBA GLANDRIDI LAULI LONNI CADORA GADJAM A BIM BERI GLASSASA GLANDRID E GLASSALA TUFFM I ZIMBRA
Cosa vogliono dire? Ma niente, naturalmente, era un deliberato nonsense del poeta Hugo Ball. Ma, amico mio, sai che tiro da bestia!
Ci vuole tanta genialità in più per fare roba così, non basta ripetere “Non fare la puttana” 50 volte con voce da finto squatter…
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