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Minnie Calzolari missione nightclubbing Stampa E-mail
di Minnie Calzolari   
giovedì 18 maggio 2006


Ciao luridi gaglioffi! Stavolta niente tropici ma un po’ di sano nightclubbing: dopo le vacanze truffa, anche la Minnie sente il bisogno di ritemprarsi lo spirito (per il corpo, modestamente, non c’è bisogno), e quindi cosa c’è di meglio di un po’ di vita notturna?


Già, cosa c’è di meglio, mi sono detta? Senonché odio andare in giro sola e dopo la tranvata di Valdo (insomma! se non sapete di cosa parlo, informatevi!) sono un po’ a corto di amicizie: la maggior parte delle mie amiche è ormai accasata con morosi subumani con occhiali tondi e lavoro in banca, e io ancora una volta devo uscire con quella gran foca della Marella.
Oddio, non che sia antipatica: semplicemente, parla con voce un po’ troppo alta e si veste sempre in modo da mettere in evidenza il culone. Insomma, con lei ho sempre paura di fare la parte della villanella scesa in città, ma per un po’ di casino la Marella è ok, e poi stravede per me: “Minnie, brutta zoccoletta, hai smesso di scrivere stronzate sui giornaletti?”, mi urla nella cornetta appena la chiamo al tele-fono. Marella è così: spontanea, e va avanti a stronzate. “Ti vengo a prendere alle nove?”, mi fa. Io, che sono ancora traumatizzata dal viaggio in Mini Cooper S Chili Red con cui siamo andate alla festa scambista, penso “no cocchina, stavolta non mi freghi”, eppoi, per consolarmi della storia di Valdo, mi sono appena comprata una gran macchina, una Saab 9-3 decappottabile-nera-interni-crema che ho una gran voglia di guidare. “No, Mare’, passo io, e comunque alle nove è troppo presto: facciamo alle dieci, dieci e mezzo”. “Ma io ho fame”, mi fa la focona, “Fatti un frullato. Dieciemezzo. Ciao!”, tronco io. Eh già, perché ormai alle nove escono solo i quindicenni per la pizza, e io ho oltre dieci anni in più (Dio, come li porto bene, mi scopro a pensare certe volte...).


Insomma, per farvela breve, alle undici meno dieci arrivo da Marella, che vuole farmi salire. Rifiuto al volo e partenza a razzo. Andiamo a bere due grosse birre: “Normali o doppio malto?”, mi fa il biscazziere, “Anche triplo” rispondo con una risata sguaiata: da un po’ di tempo, in giro si trova dell’ottima birra a spina e io mi sono rotta le palle di quelle cose che bevono le puttanelle di diciott’anni per poi andare a regalarla con animo più leggero: adesso Scivolo e Gin-fizz si bevono solo nelle mega-disco piene di teen foruncolosi e puzza di sudore adolescenziale.
Marella, vista la mia vena di stasera, è eccitatissima e non fa che continuare a ripetermi “Stasera cucchiamo, stasera cucchiamo...”: insieme ci facciamo un altro paio di baretti, dove rimediamo altre birre e quel lento tenore alcolico tipico delle medesime, poi ci spariamo in un club: mitico, qui hanno appena ristrutturato, non quei restauri che alla fine cambiano portacenere e lavano i bicchieri. C’è gente di tutti i gusti, ma tutti in alta uniforme. Il tiraggio è al massimo, forse anche perché quando arriviamo sono già le due meno un quarto.
Quello che succede dopo, non sono kaXXi vostri: vi basti sapere che Marella cucca e io no (c’era da dubitarne?). Fine serata con multa da Autovelox.

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