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21 giugno 2008: il grande John Foxx è a Genova, invitato da una mente lungimirante (ce ne sono ancora, a quanto pare…) al 14 Festival Internazionale di Poesia. Arriviamo in Piazza Matteotti sul prestino per non perdere i posti davanti al palco: l’evento, come tutti quelli del Festival, è gratuito, non vogliamo rischiare. Non c’è molta gente, qualche ragazzo venuto per il concerto di Caparezza che si terrà dopo la performance di Foxx è già davanti le transenne. I fan di Foxx non sono molti, come prevedibile, anche perchè non si tratterà di un concerto vero e proprio ma della lettura, accompagnata dalla musica del pianoforte, di “The Quiet Man” (raccolta di novelle non ancora ufficialmente pubblicate e scritte negli anni dallo stesso Foxx).
Foxx è già li, polo scura e pantaloni chiari, gironzola, chiacchiera rilassato con i tecnici, con il suo manager. Assolutamente aderente a ciò che sentiremo dopo: “The Quiet Man” o, volendo, “The Man Made of Shadows” è li davanti a noi, ci scivola addirittura accanto come un qualsiasi comune mortale. Scegliamo di non di non disturbarlo, non è il momento. Dovrebbero esserci delle proiezioni sullo schermo dietro di lui durante l’esibizione, ma, evidentemente ci sono problemi tecnici e queste non avvengono. Alle 21,30 Foxx, camicia nera e pantaloni scuri, siede al piano. Parole e musica si fondono magicamente davanti ai nostri occhi. Pensare ora ad “Underpass” o a qualche ultimo suo lavoro come “Sideways” sembra un’idea remota. Non ci sono synth impazziti o drum machine che scuotono l’aria qui, stasera. Qui stasera ci sono solo Foxx e la sua anima. Ed è bello scoprire che è l’anima di un grande poeta. Le parole escono come vive a tratteggiare un dipinto nitido, ricco di particolari, affascinante. Un testo che racchiude un impalpabile dolore nella sua tranquilla, struggente nostalgia, supportato dalla musica che ne amplifica l’evocazione. Ci muoviamo anche noi in quelle strade, in quelle stanze, guardiamo quei film, possiamo addirittura sentire l’odore della polvere di quei luoghi.
Foxx lascia il pianoforte e, in piedi davanti al pubblico, legge “A Man Made of Shadows”. Altro testo molto introspettivo, tanto che si fatica a non pensarlo almeno un po’ autobiografico. Davvero molto bello, letto con la maestria di un grande performer. Alla fine Foxx saluta e lascia il palco per concedersi ai suoi fan (non molti ma assolutamente “veri”) e, dopo qualche battuta, qualche autografo e qualche foto, se ne va a piedi per la piazza che comincia a gremirsi per Caparezza. L’ultima immagine che ci lascia negli occhi è proprio quella del “Man Made of Shadows” che ci ha appena dato sul palco... Sì... è davvero lui! Sgattaioliamo via prima dell’arrivo della grande folla, deliziati di aver potuto vedere il “lato oscuro” (che poi così “oscuro” non è) di questo poliedrico artista. Un plauso va sicuramente all’organizzazione dell’evento, rientrato nel contesto del “Festival Internazionale di Poesia di Genova”, che ha avuto persino l’accortezza di distribuire, per mano stessa del direttore artistico Claudio Pozzani, la traduzione in italiano dei testi di Foxx. Unico neo (ma forse esclusivamente dovuto a questioni logistiche) l’accostamento Foxx-Caparezza nella stessa serata e nella stessa piazza. Il cortile interno del Palazzo Ducale, dove tra l’altro era già allestito un altro palco, forse sarebbe stato un luogo più appropriato e più “intimo” per l’esibizione di Foxx. Per i testi letti da Foxx vi rimando al suo sito ufficiale: http://www.metamatic.com/zQuietmandocs/thequietman. html http://www.metamatic.com/zQuietmandocs/amanmadeofshadows.html
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