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Kowalski: una serata sulla riviera X Stampa E-mail
di Giorgio Galorno   
sabato 21 giugno 2008

Avvertenza: in questo articolo non ci sono né nomi, né cognomi, né foto. In certi casi è meglio non farne.
Dunque, tutto inizia il giorno prima quando il mio amico Ric “Duracell” (così soprannominato perché quando comincia a ballare non si ferma per almeno tre-quattro ore) mi telefona e mi dice che c’è Alexander Kowalski al club… X, diciamo così.
“Kowalski, Kowalski, l’ho già sentito questo nome…” penso tra me e me, ma poi al momento di riferirlo agli altri mi viene in mente Gutierrez, Benitez, e alla fine realizzo che non ho capito una seg@ e non ho la minima idea di chi sia questo Kowalski: sarà semplicemente uno di quei nomi che ti girano per la testa e te lo confondi con uno dei protagonisti di un romanzo di John le Carré... Poi invece mi spiegano che è un DJ berlinese specializzato in electro, che puntualmente esegue in una specie di live che è un po’ meno di un concerto e un po’ più del solito DJ-set, e allora dico che va bene, si può fare. La serata si svolge all’estero, sulla riviera… X! Anche in questo caso preferisco non far nomi, né del resto il tragitto inter-city rappresenta un problema: mi infilo con snobismo nella mia Audi A6, vado a recuperare il mio amico Carmelo Devisu (detto Karm) e con la mia solita guida a pesce imbocco l’autostrada. Di comune accordo con Carmelo decidiamo che prima della electro di Kowalski è comunque opportuno spararci un po’ di pre-disco di tipo Social...

 

Sì, insomma, quelle cose tipo un sacco di gente in tiro, tu che arrivi e spari quei dodici “Ciaooocomestaaiii”, quattro Mojitos e la serata è pronta a decollare. Si impone quindi una rapida deviazione in località… X! Abbandoniamo l’autoroute per scendere in una baia piena di locali e vizio: il locale che ci attende è decò, molto chic e si respira una “sana” atmosfera exotic/erotic. Tutto scuro ma di classe, con una bella terrazza sul mare e un sacco di tipe scosciate sedute ai tavolini all’aperto, il club… X sembrava attendere solo noi. Io qui sono un po’ fuori del mio territorio e non è che conosca tantissima gente, ma la mia figura riesco ancora a farla: tra i tavolini, sento distintamente qualcuno che sussurra “è arrivato Galorno...”.
Karm ed io beviamo i Mojitos d’ordinanza, ondeggiamo pigramente al suono di una techno-minimal un po’ noiosa, incrociamo gli sguardi con alcune valchirione che, visibilmente, sono anche loro lì per un divertimento insieme estremo eppure snob e riservato: non se ne farà niente, come al solito…
Nell’area-pista, attorno a dei tavolini più kitsch di altri, stanno appollaiate delle tipe un po’ strane, con look estremo e non propriamente raffinatissimo. Karm osserva che fanno parte di quel gruppo di girls che regolarmente stazionano in questi locali della riviera in attesa di svuotare il portafoglio di qualche quarantenne-tordo. Io faccio un moto schifato del viso, ma lui paziente spiega che vanno bene “per il pigro”. Non posso che convenire! Se non hai voglia di tutta la trafila da acchiappo tradizionale (“Come stai, sei bellissima, cosa fai qui sola, beviamo qualcosa, raccontami di te”, insomma, le solite minchiate…) e badi al sodo, le prezzolate possono andare più che bene. “Anche perché – continua tranquillo il Devisu – Se ti fai due conti la prezzolata ti costa come una cui devi offrire da bere, poi portarla a cena, poi tempestarla di messaggini, poi…”. Non posso che convenire, non ci avevo mai pensato! Restiamo comunque d’accordo che le prezzolate non fanno per noi, beviamo un altro Mojito osservando con distacco flora e fauna e decidiamo che è quasi l’ora di andare da Kowalski. Mando un SMS a Duracell per sapere dov’è arrivato lui nel frattempo. La risposta mi lascia un tantino perplesso: ora, non è che io non conosca gente strana e che non sia abituato alle cose più “oltre l’oltre” anzi, però uno che alle 2,00 della notte ti scrive “Giusto bene, mi sono appena alzato, mi preparo e alle 3,00 sono là” fa sempre un certo effetto, anche tra i clubber di professione!

Lasciato il club X, riprendiamo la statale e andiamo verso il posto dove suonerà Kowalski: si tratta di una mega-disco famosa per le sue serate house e soprattutto techno con line-up che comprendono i migliori DJ mondiali e richiamano gente da almeno quattro diversi stati europei. Stasera però la main-hall è chiusa, e il grande parcheggio deserto. La discoteca sembra un mostro addormentato, con la sua sagoma buia che si staglia contro la luna quasi piena. Avvicinandoci notiamo però che i suoi dintorni non sono esattamente deserti come apparivano: ci saranno circa 150 macchine, alcune “addobbate” come al solito con un sacco di bottiglie sul tetto a fare da improvvisati baretti en-plein-air. Sì, perché la gente si stordisce di alcool e droghe varie, poi entra. Alle 3,00 entriamo anche noi: io per sbaglio mi infilo oltre la biglietteria e mi imbatto in un bodyguard che, in un italiano stentato e con voce da yeti, mi dice “Pah-gareee” mentre mi indica la cassa. Assolta anche la formalità monetaria, io e Karm ci avventuriamo all’interno. La main-hall chiusa e completamente buia fa l’effetto di essere dentro la pancia di una balena dopo che ti ha inghiottito e ha richiuso la bocca: la situazione è irreale, ha il sottile sapore dell’incubo. Delle cordonate rosse ci guidano nel privé attraverso un percorso obbligato. Quando entriamo, la situazione è allucinante al di là di ogni aspettativa: un centinaio di ragazzini invasati occupano una sala satura di odori di vomito, mentre in consolle appare un immobile Kowalski con un look nerd-quasi-down. Occhialoni d’ordinanza con montatura di bachelite nera, maglietta nera e fisico tracagnotto, Kowalski ha quel look che gli americani definirebbero “unassuming”. Metto meglio a fuoco la situazione: l’aria condizionata è spenta, probabilmente perché l’impianto è in comune con quello della main-hall e solo per il privé non l’accendono. La popolazione è fatta in maggioranza da gente 20/25 che è venuta per schiantarsi di droghe e di musica unz-unz, ed è a questo punto scontato che io sia l’unico in giacca (nera, ovviamente). I boys sono altamente improbabili e il look medio è magliettaro-birraiolo: dà il buon esempio Kowalski, sulla cui T-shirt campeggia la scritta “Fuck-off I’m mixing ”, ma anche altri ospiti del venue non se la passano male con magliette con scritto “Vodka”, “Hi-Fi/Lo-Fi”, “Vomit”, eccetera. La calzatura per tutti è lo sneaker, e anche in questo caso il mio beatle puntuto spicca come una mosca bianca in una notte oscura. Insomma, comincio a pensare che mi accoltelleranno, ecco… Arriva un nostro amico PR e creativo (un po’ stravolto da qualche sostanza, mi sembra…) e con zelo ci informa che “è pieno di figa!”. Ora, a parte che non amo l’espressione, mi guardo in giro e non posso essere particolarmente d’accordo: sì, è vero, le girls sono vestite al limite del codice penale col look più minimo che prevede babydoll e gonnellino ascellare (o era una cintura??? mah…), enormi occhiali-mascherina per non far intravvedere la dilatazione pupillare e un complessivo tasso di nudità che sarebbe in grado di turbare anche San Francesco. Però l’aria carica di esalazioni di vomito e i dieci centimetri di umori e limo sul pavimento mi impediscono di percepire ogni eventuale traccia di sensualità nella situazione. Pian piano le narici cominciano a riprendersi dallo stordimento iniziale e iniziano a discernere gli odori: adesso si sentono anche forti esalazioni di aglio e cipolla provenire da molte persone, mentre passando accanto a qualche cinghiale avverti distintamente la birra che gli trasuda attraverso la pelle. In pista c’è ovviamente già Duracell che ha iniziato il suo rituale: balla come un pazzo, con movimenti ampi e una grande presenza scenica che gli deriva dalla sua altezza e la postura imponente. Io capisco che ormai la situazione è quella lì, e a quel punto mi ci lancio anch’io. Improvvisamente riesco ad ascoltare la musica di Kowalski, che fino a quel momento era rimasta sullo sfondo della mia mente. Il ragazzo picchia duro, con una electro-high energy che non scende mai sotto i 135 BPM ma che ti fa ballare anche se non vorresti. I cambi sono perfetti, frutto di virtuosismi tecnici che alternano pezzi diversissimi senza che il ritmo rallenti mai un istante, senza che la pista dia un segno di cedimento: mi guardo intorno e vedo che sono tutti con le mani protese verso di lui, alzate al cielo. “Ho capito, ho capito” – urlo a me stesso – “Ho capito tutto, questo è un sabba, il sabba dei cinghiali!”. Sì, la gente non sarà elegantissima e gli aromi nell’aria sono sicuramente pestilenziali, ma il tutto trasmette un’energia che difficilmente ho visto in giro negli ultimi tempi: la nostra società è ormai piegata dalla crisi economica e dalla disoccupazione, e anche di sera la gente non riesce a dimenticare più che tanto i suoi problemi. Ma qui, stasera, l’energia è a mille: Kowalski gira i filtri del mixer e scuote la pista. Taglia bassi e medi, fa un po’ di volte “swuoscc, swuoscc” piegando ritmicamente quelle manopole e poi ti sbatte in faccia il bass-slam proprio quando il pezzo torna in battuta! Sento anche improbabili remix di Britney Spears su una base super-incalzante, col tempo che non si ferma mai… Ha ironia e preparazione, il ragazzo!

Vado in bagno, sosta tecnica: mentre sono dentro che assolvo le funzioni corporali sento uno che da fuori mi urla qualcosa in una lingua straniera. “Sdrwschz krmzk ieqwwmfsch!”, o qualcosa del genere. Io rispondo “Seee…” con l’aria di chi non gliene frega niente, ma quello insiste e dopo un po’ mi entra dalla porta del cesso. Lo guardo con la coda dell’occhio con tutta la sufficienza che ho in corpo, mentre l’altro continua a parlare con voce concitata. Di quella lingua a me oscura capisco una sola parola: “Vrkmsh isrdbnzz qwmtt DROGA afttwrez lmrtt…”. Appurato che il ragazzetto (perché di un piccoletto e scemetto si tratta) voleva vendere della droga proprio A ME! lo guardo con ancora maggiore sufficienza, sorrisetto di compatimento e lascio il locale di decoro. Mentre rientro in pista, l’odore di vomito-aglio-hascish (adesso il mio naso ha messo a fuoco anche quest’ultimo…) mi riprende con una violenza senza pari, ma devo ammettere che la situazione e tanto estrema e pericolosa quanto divertente. Un tizio con una telecamera riprende con inquadrature oblique e “dal basso” una ragazza vestita un po’ da sposa e un po’ da infermiera sexy, il cui reggiseno a balconcino strilla ormai “Pietà” dal tanto sforzo che sta sopportando da ore, mentre il perizoma le si è nel frattempo spostato in posizioni pericolose. La tipa dev’essere completamente presa dalla situazione, dall’alcool e forse da qualche altra sostanza, visto che continua a ridere compiaciuta come una gatta che fa le fusa mentre non si capisce se il cameraman le stia facendo delle semplici riprese o piuttosto una visita ginecologica. In pista un’altra biondina sniffa popper e lo distribuisce a quelli che le stanno intorno per trenta millisecondi di felicità.

Alle quattro Kowalski ferma la musica: silenzio, buco, bianco! Mai visto fare una cosa del genere a un DJ, ma la pista risponde con tre minuti di standing ovation. Il berlinese replica bevendosi il suo drink e dondolando la sua mole grassottella: la prestazione è stata superiore, ma the kids want more! Prontamente Kowalski riprende per una sorta di encore, mentre alle 4,10 io e Karm decidiamo di lasciare il campo. Abbiamo cercato fino all’ultimo di capire con quali strumenti eseguisse la sua live-performance ma non ci siamo riusciti. Poco male: ci siamo divertiti e non ci hanno neanche accoltellati. Da fare, una volta nella vita!
Grande, Kowalski.


il vostro Giorgio “Benjamin” Galorno

 

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