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Nuovamente nella life zagrebese? Anche sì: se ben ricordate, qualche tempo fa proponemmo proprio un reportage sulla capitale croata, un reportage ambientato tra architettura mitteleuropea, gelidi palazzoni dell’urbanizzazione socialista, clubbing qua e là e pulsante social life. Per noi italiani un’inaspettata nuova dimensione. E perché allora non riaprire immediatamente quella porta sull’Est? Una serie di coincidenze mi tentano nel ritornare in quel di Zagabria. Esito un attimo ma poi inevitabilmente mi ritrovo nuovamente lì. Ancora cose da vedere, e soprattutto situazioni da vivere. Volete un esempio? Il sabato elettronico al Kset dove sono andati in scena i suoni e le contaminazioni elettroniche dello scozzese Luke Vibert! Tranquilli, questa volta vi risparmio il trafiletto d’apertura storico-cultural-turistico sulla city croata (emmenomale, unsenepoteva più, nota di Hugo Fast). Per l’occasione mi limito solamente ad offrirvi una nuova chance, semmai la voleste cogliere, per vivere ancora una volta la notte da queste parti.
In una serata tiepida mi ritrovo nella notissima Trg Maršala Tita (Tito Square), dove giganteggia il teatro nazionale che di notte sembra quasi un immenso lingotto d’oro. Passa qualche minuto, e dal buio appare una bicicletta. È la mia guida notturna, che mi prende e mi conduce al Klub Apartman. Sì, decisamente il nome del locale non poteva non essere più appropriato. Si tratta infatti di un gigantesco appartamento al primo piano di un edificio residenziale, con tanto di porta bianca d’ingresso. Situato in zona centrale e con quel mood un po’ kitsch-chic vetusto, ti offre una situazione elegante per dar il via all’abbeveraggio notturno. E noi? Abbeveriamo, suvvia! Vi risparmio i nostri personali e prestigiosi convenevoli all’Apartman per condurvi oltre. Sì, siamo nuovamente davanti al teatro “dorato” a mezzanotte circa, e le mie amiche zagrebesi mi indicano Savska Street, la strada maestra che ci porterà a sud verso questo benedetto Kset.  Nel mentre la percorriamo, davanti a noi appare una collinetta tranviaria, e guardando bene sul lato destro scrutiamo la presenza una bizzarra casupola. Qualche colpo di spray alle pareti, disordine, tavoli spartani, distese di birra, gente dal look alternativo-dark-street… Insomma è il Krivi Put, come esclamano prontamente le mie amiche croate con un accento per noi irripetibile. Da quanto mi raccontano è il posto più economico per buttar giù qualcosa, anche se talvolta puoi incappare in qualche personaggio punkeggiante che ti chiede spiccioli per qualche spirit. Oltre a ciò durante il weekend sia alternano DJ-set a concerti dal mood indie-rock, e non mancano pure eventi culturali e di carattere artistico. E se invece capitate qui durante la gelida stagione invernale, al Krivi trovate conforto con un bicchiere di vin brulé e bollenti zuppe di fagioli e cipolla!  In quest’occasione, vista la temperatura mite della notte, ci accomodiamo su uno dei tavoloni del cortiletto, godendoci l’inusuale panorama urbano fatto dai palazzi pubblici illuminati da una fioca luce giallognola e dal fragore del sopraggiungere dell’ultimo treno locale. Un rapido sguardo alle lancette ci rivela che è giunta l’ora per incamminarci verso la nostra destinazione finale: attraversiamo un tetro sottopassaggio, viriamo a sinistra e tra gli immensi palazzoni residenziali bianchi intravediamo un piccolo flusso umano, lo seguiamo e siamo così davanti all’ingresso del Kset.In verità, il nome completo del locale è “Klub Studenata Elektrotehnike”, che tradotto in una lingua a noi più familiare sta a rappresentare “il club dei studenti di ingegneria elettronica”. Sì, il Kset si trova proprio a due passi da questa facoltà: nato e fondato dalla passione degli studenti universitari, il Kset con il passare degli anni si è sempre più sviluppato diventando oggi il simbolo della scena clubbing zagrebese. Il programma settimanale spazia dalla drum ‘n’bass ai concerti punk, alla proiezione di film e ad altri eventi culturali underground…  La serata che ci vede ospiti è denominata “Rave”, con tanto di dress-code “yellow” da me cortesemente non rispettato. E proprio la dimensione elettronica della serata ha richiesto l’intervento dell’eclettico DJ-producer Luke Vibert. Per chi non lo conoscesse, possiamo definirlo il compagno di merende di Aphex Twin negli anni novanta , quando nel Regno Unito stava rinascendo per l’ennesima volta la scena elettronica. La sua creatività e il suo continuo sperimentare rendono Vibert difficilmente catalogabile. Nelle sue oramai ultradecennali produzioni, tra l’altro sotto vari pseudonimi ed etichette, riscontriamo sonorità breakbeat, drum’n’bass, ambient, acid, techno, electro, con sample derivanti dai vecchi synth analogici. Fatta la doverosa premessa, passo il checkpoint all’ingresso con tanto di perquisizione, e finalmente mi si apre davanti a me il dancefloor del Kset! Una enorme visual ti colpisce subito: alla console, dietro a un Mac e a un groviglio di cavi, si può intravedere l’eclettico Luke già impegnato ad animare la serata. Un attimo per ambientarmi e mi rendo conto di essere in una location abbastanza spartana… Una zona bar a 360 gradi che ci inonda con gigantesche birre, un ballatoio gremito, alcuni lampadari e innumerevoli palloncini smiley che viaggiano sulle teste dei clubbers pulsanti. E rendervi conto di quello che ha fatto il prode Luke è davvero impresa ardua, mi sa… Il suo set, o meglio, live act è andato avanti per ben tre ore contaminandoci di sonorità elettroniche con una altissima dose di eclettismo che rendeva il tutto davvero difficile da digerire! Nell’ultima parte del set il caro Vibert ci dà pure il colpo di grazia, con una impestatissima drum’n’bass!!!  La parte finale della serata viene condotta da un DJ locale, tale Funk Guru (che in italiano non suona tanto bene…). Ancora drum’n’bass e dancefloor in delirio! L’accensione dei lampadari ci libera definitivamente dal cazz‘n’ bass, e lentamente sfolliamo. Giusto quattro passi e siamo sulla Vukovara Street, una immensa arteria che attraversa l’area industrial-urbanizzata di Zagabria sud. Un solitario tram sopraggiunge e con qualche perplessità, vista anche l’ora improponibile, saliamo. Ma subito la mia titubanza si dissolve, perché nel tram non c’è nessun losco individuo bensì gente come noi, che ritorna allegramente alle proprie dimore dopo una pulsante nottata…
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