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Le elezioni si sono concluse, le urne hanno dato il loro responso. Un responso che è negativo, negativissimo per tutto il popolo del centro-sinistra, che adesso vede i suoi partiti di riferimento tornare all’opposizione e rischiare di restarci un bel po’. Ma allora, a sinistra sono tutti cretini? No, grazie a Dio esiste ancora un po’ di democrazia in questo paese, e non è vero che chi perde ha torto. Né potrei mai dare del cretino a chi crede in una lunga, nobilissima e necessaria tradizione politica, che ha avuto mille positive incarnazioni, dal progressismo alla socialdemocrazia, dalle lotte per i diritti civili alla lotta per i diritti dei lavoratori, a quel laicismo necessario a garantire la libertà di scelta sui temi etici. No, i cretini non sono coloro che credono negli ideali di centro-sinistra, ma certamente si deve guardare criticamente a quei politici che da parecchio tempo guidano regolarmente verso lo sfascio il proprio elettorato con uno slancio che pare quello proprio dei folli: qualcuno lo fa per egocentrismo, qualcuno per incapacità strategica, qualcuno (in questo caso soprattutto all’estrema sinistra) per velleitarismo integralista. E allora, adesso che il centro-sinistra ha regalato per l’ennesima volta l’Italia a Berlusconi, vediamo di ricordare alcuni degli “errorucci” commessi, e soprattutto cerchiamo di non dimenticare chi li ha commessi.
Walter Veltroni Se leggete regolarmente Kondoria, sapete che questo signore non ci piace. Con la sua conduzione kennedyana del Partito Democratico (che nessuno ha mai capito in cosa consistesse…) e le sue esternazioni sui futuri assetti elettorali, già a gennaio aveva messo in allerta Mastella e Dini, che prontamente risposero facendo cadere il governo Prodi. Non pago del già “brillante” risultato, Veltroni è andato subito a cercarsene un altro, almeno altrettanto “lusinghiero”: la sconfitta elettorale certa e annunciata. L’ex-sindaco di Roma sapeva infatti benissimo di avere circa il 10% di consensi in meno rispetto a quelli dell’alleanza elettorale di Berlusconi, e sapeva anche bene che con la vigente legge elettorale basta avere una risicatissima maggioranza relativa nell’urna per garantirsi una maggioranza assoluta e inaffondabile di parlamentari alla Camera. Nonostante ciò ha silurato senza tanti complimenti Comunisti e Verdi, ha ignorato i Socialisti, ha “annullato” i Radicali privandoli del simbolo, salvo poi consentire comunque a Di Pietro di allearsi con lui, alla faccia dell “andremo da soli”. Una coalizione PD/IDV poteva realisticamente aspirare al 30/35% dei voti, ovvero dieci punti di meno dell’asse PDL/Lega, ma Veltroni è andato avanti imperterrito: “Si può fare”, “Siamo ormai a un’incollatura”, e via di questo passo. Ma la verità, come noi di Kondoria avevamo scritto già il 7 aprile , è che 10 punti di distacco non si recuperano in nessuna elezione, e infatti il cartello di Veltroni è atterrato a circa 9 punti sotto Berlusconi, non portando di fatto quasi nessuna crescita dei consensi che il PD già aveva a inizio della campagna elettorale. A nulla sono valsi l’americanizzazione della campagna condotta da “un loft”, i trucchetti di immagine come il pullman verde e il leggio trasparente, e soprattutto l’imbarco forzato e mal digerito dalla base di personaggi come Marianna Madia (per piacere a grillini e precari), Antonio Boccuzzi (l’operaio scampato al rogo della Thyssen, per piacere ai proletari), Matteo Colaninno (per garantirsi l’appoggio del grande capitale italiano che si oppone a Berlusconi), Massimo Calearo (per fare fessi gli industriali del Nord-Est dicendo “abbiamo preso uno di voi”). Veltroni è stato comunicatore bravo, bravissimo, ha saputo mettere al lavoro centinaia di giovani che gli hanno svecchiato l’immagine del partito e gli hanno fornito a getto continuo informazioni e numeri da brandire poi nei comizi e nei programmi televisivi come fossero clave, ma tutto questo non è bastato. Perché Veltroni è anche incappato in errori clamorosi, come incaponirsi su quell’ultra-ridicolo uso dell’espressione “il principale esponente dello schieramento a noi avverso” (ché tanto valeva dire “Berlusconi”, oppure scegliere una volta per tutte di non nominare affatto gli altri e preoccuparsi solo delle proprie proposte); riprendere troppo da vicino numerosi punti dei programmi berlusconiani degli ultimi 15 anni; creare un impossibile link tra cattolici militanti e laici anticlericali; da ultimo, mandare al massacro annunciato una persona seria, preparata e validissima come Anna Finocchiaro, che come governatore della Sicilia si sapeva non ce l’avrebbe mai fatta a vincere. Velleitario, aggressivo ma fintamente buonista, comunicatore 2.0 senza però aver prima convito l’elettorato “1.0”, affossatore di un tecnico capace come Prodi che aveva l’unico difetto di non rendere bene in televisione (né in video, né in audio, per la verità…), oggi Veltroni dovrebbe passare la mano e lasciare il posto a un altro segretario… Se solo non fosse che ormai nel PD i “pezzi da novanta” se li sono già giocati tutti: sono andati bruciati D’Alema (troppo brillante per questo paese, e forse per questo mondo), Fassino (versione aggiornata ma non abbastanza del vecchio funzionario PCI) e Rutelli (bello è bello, bravo non s’è capito…). Nel frattempo, in panchina non sono ancora pronti, e forse non lo saranno mai per difetto di carisma, Enrico Letta e Dario Franceschini. Che situazione… L’unica cosa certa è che nell’anno di grazia 2008 Walter Veltroni ha riconsegnato l’Italia a Berlusconi, e tutti gli italiani di centro-sinistra possono ringraziarlo per questo. Fausto Bertinotti
Non ce l’ho col povero Bertinotti di stasera, mesto e abbacchiato per il crash elettorale del suo partito e per l’essere rimasto fuori dal Parlamento, un fatto che di per sé ha dello straordinario e del triste. Ce l’ho col Bertinotti del 9 ottobre 1998, quando fece definitivamente cadere il primo governo Prodi che pure per due anni e mezzo aveva sostenuto. Ecco, fino a quel momento Berlusconi aveva governato solo per 10 mesi ed era stato mandato a casa col famoso “ribaltone”: il “sistema” stava dimostrando compattezza nel respingere quel corpo estraneo e dopo il governo tecnico di Dini, quello di Prodi era il primo dicastero politico del nuovo corso. Se Prodi ce l’avesse fatta a rimanere in sella per cinque anni con la formazione del 1996, forse sarebbe riuscito a combinare qualcosa di buono e lo spettro dell’antipolitica e dei suoi rappresentanti si sarebbe sgonfiato, fino a scomparire e a restituire all’Italia il diritto di essere governata dalla politica nel senso migliore del termine. Bertinotti invece preferì restare fedelissimo ai suoi ideali che accettare qualche compromesso: i successivi dicasteri D’Alema e Amato furono troppo deboli e carenti di rappresentatività per continuare la difficile opera di governo di un paese che stava entrando nella crisi in cui è ancora oggi, e la delusione per il loro operato spalancò la strada alla vittoria di Berlusconi del 2001. I velleitari misti
Una piantina di marijuana piantata nelle aiuole del Parlamento non farà male a nessuno, ma fa di certo una gran brutta impressione agli elettori moderati del centro-sinistra: non ne deve aver tenuto conto il no-global e deputato di Rifondazione Francesco Caruso quando nel novembre 2006 fece intendere di aver compiuto tale gesto dimostrativo. La successiva smentita non fu sentita neanche dal 10% di quelli che avevano ascoltato la sparata, e così il danno di immagine rimase, permettendo agli avversari più maliziosi di affermare che la sinistra non è contro la droga. Non deve aver fatto bene alla serenità degli elettori più moderati neanche l’inserimento in lista (ancora per Rifondazione) del deputato transgender Vladimir Luxuria: nessun dubbio che in un paese democratico chiunque ha il diritto di candidarsi e di entrare in Parlamento, a prescindere dagli orientamenti sessuali. Ma resta il fondato sospetto che si trattasse soprattutto di una manovra di immagine architettata dalle alte sfere del partito - da cui lo stesso Luxuria sarebbe stato a questo punto usato - per intercettare il voto di una certa area gay. Immagine per immagine, chi ha avuto questa pensata non si è reso conto che probabilmente il saldo netto tra l’acquisizione di elettori favorevoli a una presenza transgender in Parlamento e la perdita di elettori “tradizionalisti” (che tale presenza non avrebbero gradito), sarebbe stato negativo in un’Italia bigottissima e in vaste fasce sociali ancora omofobica come quella in cui ci troviamo. Luxuria insomma avrebbe bruciato più consensi di quanti ne potrebbe aver portato. E che dire infine dei tanti, troppi ministri del governo Prodi (sì, lo so, qui vado sul banale, ma talvolta il banale è reale…) scesi in piazza in diverse occasioni a manifestare contro il proprio stesso operato? Non potevano ricordarsi, questi signori, che l’opinione pubblica vuole coerenza e dignità istituzionale da uno che fa il ministro, e non invece l’atteggiamento barricadero, oltranzista e irrazionale tenuto magari nei cortei studenteschi di venti o trent’anni prima? Ecco, oggi la sinistra piange una sua triste sconfitta. Ma ogni male porta un bene: per esempio, stavolta sa almeno chi ringraziare…
1. eclissi di Marte Inviato da
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, il 17-04-2008 18:51 Come previsto: con l'eclissi di Marte vince la destra, siccome Marte e la mano destra, invece Giove quella sinistra. |
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