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“Non si può fare”: la verità sulle elezioni 2008 Stampa E-mail
di Giorgio Galorno   
martedì 08 aprile 2008
Sfiducia verso le elezioni (da Internet)Interessanti, senza dubbio, queste elezioni di primavera: i partiti che corrono da soli (o, più correttamente, “poco raggruppati”), alcuni impresentabili estromessi dai giochi, le vecchie alleanze su cui si sono retti gli ultimi 14 anni di politica italiana saltate per sempre. Interessanti, sì, ma anche un po’ bugiarde: 32 candidati premier si contendono lo scranno di Palazzo Chigi, ma quasi tutti raccontano una storia che non è proprio quella giusta. “Si può fare”, dice Veltroni, e in fondo “si può fare” lasciano intendere anche Santanché e Bertinotti che ostentano grinta e sicurezza. Già meno sicuri - e più corretti - appaiono Casini e Boselli, mentre i candidati delle formazioni minori lo ammettono proprio, senza tanti tentennamenti: la verità è che “non si può fare”, e che queste elezioni le ha già vinte da almeno un mese Silvio Berlusconi: gli altri corrono solo per continuare a esistere. Il responso delle urne del 13 e 14 aprile  non servirà dunque per decidere chi andrà al governo, perché questo è già scritto, ma solo per fissare il numero esatto di deputati e senatori che andranno a ciascun raggruppamento. Per noi cittadini non cambierà niente rispetto a un futuro già scritto, ma per quei singoli candidati che oggi non dispongono di un seggio “blindato” la differenza ci sarà, eccome: è una differenza di 11.000 Euro e spiccioli al mese, privilegi inclusi. Qualcuno mangerà la gallina, qualcun altro resterà a becco asciutto.
Ma perché tutto questo? Cosa mi fa dire che non ci sarà vera competizione elettorale e che il risultato è già scritto?

È semplice: da un lato abbiamo la legge elettorale “made in Calderoli” che assegna la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera al partito o coalizione di maggioranza relativa, e dall’altro abbiamo il raggruppamento che fa capo a Silvio Berlusconi (FI, AN, LN) che secondo tutti i sondaggi è in netto vantaggio (da 5 a 10 punti percentuali, a seconda delle fonti). Mettete insieme questi due dati e otterrete che Berlusconi ha già in tasca il 55% dei seggi di Montecitorio. È un dato di fatto e negarlo sperando in una rimonta miracolosa, come fa Veltroni, è negare ogni evidenza statistica e numerologica: se si guardano i numeri con gli occhi del tecnico, e non dell’imbonitore di folle, il PD dell’ex-sindaco di Roma non ha nessuna possibilità di farcela nella corsa al governo, punto e basta. Al Senato, è vero, la situazione è più complessa a causa dello sbarramento all’8% e del premio di maggioranza che viene computato su base regionale, tuttavia è ragionevole pensare che il vantaggio berlusconiano farà premio anche qui. E allora, quali conclusioni trarre? Beh, vediamo un po’.

Veltroni ostenta sicurezza, ma... (da Internet)

1. Con la sua decisione di correre da solo, azzerando l’esperienza dell’Ulivo e quella successiva dell’Unione, Veltroni ha di fatto consegnato l’Italia a Berlusconi, e ci ha fatto anche una bella confezione-regalo attorno. Un bel servizio per tutti gli italiani di centro-sinistra, non c’è che dire! Certo, lo sanno anche i sassi che bisognava uscire dalla pessima prova di immagine data dalla compagine di Prodi, ma forse ci sarebbero state altre strade più intelligenti di sputtanare gli ex-alleati Comunisti e Verdi, scaricare brutalmente un partito dalla lunga tradizione come quello Socialista, azzerare il simbolo dei Radicali per farli correre “anonimamente” nel PD, e infine creare un partito-mostre che unisce due anime inconciliabili come quella ex-democristiana e quella ex-comunista. Mi spiace Veltroni, ma hai proprio azzeccato lo slogan sbagliato (del resto “Si può fare” non piace nemmeno a quell’autentico genio della politica italiana che è Massimo D’Alema). Avresti dovuto dire la verità, che è più o meno questa “Non si può fare [di battere Berlusconi], ma io, perdente annunciato, corro per perdere nel modo meno disastroso possibile, consolidare la mia leadership e riprovarci la prossima volta”. Perché probabilmente è proprio questo il vero pensiero di “Uolter”…

2. Ha molto colpito il gesto di Casini di voltare le spalle a Berlusconi, denunciando le mille contraddizioni di un movimento “di plastica” come Forza Italia e il fatto che esso si regge soprattutto grazie all’infinito potere economico e mediatico del suo fondatore. Casini però ha detto a chiare lettere che non si alleerà né con Berlusconi né con Veltroni. E allora per lui la corsa è già finita: prima c’è da superare i durissimi sbarramenti del 4% in Camera e 8% in Senato, col concreto rischio di lasciare moltissimi suoi candidati fuori dal Parlamento, e poi per lui c’è solo l’opposizione, indifferentemente da chi vince. Anche per Casini, quindi, “non si può fare”.

Daniela Santanché (da Internet)3. Bene ha fatto il poco capelluto Storace ad affidare il suo movimento post-fascista a un autentico personaggio televisivo come Daniela Santanché: “Danielona”, con le sue gambe eternamente intrecciate alla Basic Istinct e la sua grande aggressività, garantisce a “La Destra” una visibilità che il partito di Storace non avrebbe mai avuto. Dietro a tutto questo però, c’è l’amarissima verità che la Santanché potrebbe non riuscire a superare lo sbarramento del 4%, e quindi a non portare nessun deputato in Parlamento. Daniela, ce la metti tutta ma probabilmente “non si può fare”…

4. Boselli, un signore distinto e perbene su cui purtroppo pesa ancora il crollo del PSI di Craxi in seguito a Tangentopoli, ma che in realtà porta avanti valori niente affatto disprezzabili, è già fuori dal Parlamento. Per lui è ormai tutto chiaro: “non si può fare”.

5. Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio sono i veri appestati di questa campagna elettorale: il fallimento di Prodi è stato addebitato tutto a loro, anche se in realtà non è andata proprio così. Per questo sono condannati all’angolo sinistro del Parlamento, già esclusi a priori da ogni alleanza, dai nemici di sempre ma anche dagli amici di ieri. Visto che i loro movimenti hanno una base ideologicamente forte e motivata, riusciranno sicuramente a portare in Parlamento una discreta pattuglia di deputati, ma sono già tagliati fuori da ogni forma di governo. Per loro quindi “non si può fare”, ma la cosa divertente è che in questo caso gli va bene così: in fondo, l’estrema sinistra ha sempre avuto uno spirito antagonista che mal si concilia con le responsabilità di governo. All’opposizione staranno più comodi, e faranno ciò che sanno fare meglio.


Veltroni a Spello (da Internet) Insomma, non si può fare: ha un bel daffare Veltroni a girare per l’Italia, fermare il pullman e ogni volta tirare fuori quel trabiccolino trasparente, sempre quello stesso leggio di plexiglass che sicuramente è stato suggerito da qualche consulente di immagine per dare la sensazione di freschezza, pulizia, ariosità, rinnovamento. Bella, anzi, è tutta la sua macchina promozionale: azzeccato il punto di verde che compare alle sue spalle, valido il tono pacato e sempre apparentemente costruttivo. Peccato che tutto suoni così finto, così costruito a tavolino con gli stessi sistemi di quel Berlusconi che oggi e sempre il popolo del centro-sinistra ha tanto criticato. E peccato che iniziative di immagine come i 1000 Euro mensili ai precari, l’aumento delle detrazioni IRPEF ai dipendenti, l’assicurazione per le casalinghe vengano annunciate senza dare reali spiegazioni su come si intende coprirle finanziariamente: Veltroni si è iscritto anche lui alla gara del “Chi offre di più”, delle promesse accalappiavoti che in questa campagna elettorale stanno tenendo banco a destra come a sinistra, tra i moderati come tra gli estremisti. 

Silvio Berlusconi finge un malore (foto Newspress, da Internet)

Per stavolta, il governo se lo piglia Zio Silvio: con quanti voti di scarto vedremo, ma non penso che gli otto-dieci punti di vantaggio che aveva a febbraio si ridurranno di molto. In compenso ho sentito dire che qualcuno si sta preparando per il prossimo giro di giostra: azzerate improbabili destre, ricacciati nel loro angolino i comunisti antagonisti, e soprattutto sperando che prima o dopo il suddetto Zio vada in pensione, qualcuno sta già pensando al ritorno del pentapartito…

 

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  Commenti (1)
1. Inviato da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , il 14-04-2008 21:26
Non sono Partiti che corrono da soli,e\'tutto solo il continuo di prima.Vecchia amicizia.

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