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Friedrich Vernarelli, colpevole made in MySpace Stampa E-mail
di Hugo Fast   
venerdì 21 marzo 2008

Friedrich Vernarelli nel suo video su MySpaceI fatti: nella notte tra il 17 e il 18 marzo una macchina investe e uccide due ragazze irlandesi mentre, sulle strisce pedonali, stavano attraversando il Lungotevere Altoviti a Roma. L’investitore non si ferma, ma poco dopo centra altre auto, un’edicola e alla fine viene arrestato in flagranza di reato. Si chiama Friedrich Vernarelli, ha 32 anni e nelle ore successive all’incidente si scoprirà che guidava sotto l’effetto di alcool. Fin qui tutto tristissimamente normale: si tratta dell’ennesimo incidente in cui una persona si mette alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e con la sua incoscienza toglie la vita ad altre persone assolutamente incolpevoli di alcunché.
Dopo l’incidente si scatena la solita gogna mediatica, e anche qui niente di particolarmente diverso dal solito: Vernarelli viene messo dapprima ai domiciliari perché la legge italiana è fatta così, e solo dopo la solita sollevazione dell’opinione pubblica i giudici – ma guardacaso! – rilevano gli estremi giuridici per la reclusione. La relativa novità è semmai stavolta che anche l’ex-comunista Veltroni si scopra improvvisamente giustizialista e dichiari “È inaccettabile che sia già agli arresti domiciliari uno che si divertiva a fare lo spiritoso alla guida della sua macchina”. Ma in fondo siamo in campagna elettorale, il PD vuole rincorrere Berlusconi nei suoi stessi territori, e così anche questa uscita forcaiola del leader democratico acquista una spiegazione. Una cosa però non torna…

Friedrich Vernarelli nel suo video su MySpaceCome faceva Veltroni a sapere che Vernarelli è uno che faceva lo spiritoso alla guida? Forse che lo conosce? Gli ha dato qualche volta un passaggio? No, la risposta si chiama MySpace: Vernarelli aveva una sua, sfigatissima, tristissima e vuotissima pagina sullo Space, tre friends in croce (tra cui Tom!), una foto una, e un video. Sennonché in quel video Vernarelli era alla guida di una vettura, accennava a qualche movimento di danza, faceva le faccette e lasciava per alcuni secondi lo sterzo. Uno dei tanti filmati idioti e inconcludenti che milioni di giovani fanno, complice la diffusione ubiqua di telefonini e macchinette con capacità di ripresa video, e complice anche il desiderio di “esistere” mediaticamente, fosse anche solo al micro-livello che può consentire una pagina poco frequentata di MySpace.
Insomma, quel filmato non c’entra nulla con l’incidente del 17 marzo 2008 e non testimonia niente a carico di Vernarelli: non testimonia che sia un tossico, che sia un incosciente, o un delinquente abituale, niente. Però a quel filmato i giornalisti avvoltoi (e anche l’ormai ex -garantista Veltroni) si sono appigliati alla grande, sbattendolo addirittura nei titoli di testa dei TG: in esplicito nessuno ha detto niente, ma tramite quel video si è insinuato, si è fatto intendere che Vernarelli fosse un incosciente abituale, e si è sfruttato il suo non proprio telegenico sorriso ripreso chissà quanto tempo prima dell’incidente per suggerire una sua ipotetica irrisione alle vittime e al tanto dolore che quella notte ha generato.

Vorrei essere chiaro, non intendo difendere Vernarelli, sulle cui responsabilità del resto dovrebbero esserci ben pochi dubbi a causa dell’arresto in flagranza. Ma desidero oppormi fermamente allo scandagliamento di MySpace da parte dei giornalisti alla ricerca di qualcosa che, pur completamente slegato dal fatto ascritto al giovane romano, possa essere usato mediaticamente per rafforzare la sua immagine di “colpevole”, qualcosa che insomma aiuti l’abituale processo di “sbattere il mostro in prima pagina”. Del resto non è la prima volta che accade: anche nel caso dell’omicidio di Meredith Kercher, uccisa con un coltello a Perugia nella notte dell’1 novembre 2007, si è usato MySpace per affossare l’immagine pubblica degli indagati Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Di Sollecito, in particolare, si è andati a ripescare una foto in cui lo studente pugliese appare con un goffo camuffamento bianco mentre brandisce una mannaia tagliaossa da macellaio: anche in questo caso nessuna affermazione esplicita e quindi penalmente perseguibile da parte dei giornali, ma una netta allusione a un presunto istinto sanguinario di Raffaele e quindi alla conferma per via del tutto analogica della sua colpevolezza.

Raffaele Sollecito su InternetIn realtà, di foto e filmati come quelli che “accuserebbero” Vernarelli e Sollecito il web è pieno: a tanti giovani un po’ cazzari piace giocare, scherzare, apparire, travestirsi, camuffarsi. In una parola, giocare a fare gli attori almeno una volta nell’esistenza. Conosco decine di persone che nella vita reale non sono nessuno, ma grazie a MySpace, qualche foto ben fatta e un po’ di strategia mediatica di quella “giusta”, riescono a spacciarsi a non li conosce di persona per famosi PR, DJ, pornostar, opinionisti, chitarristi, serial killer e chissà quant’altro. Si tratta di cosa perfettamente lecita che si svolge in quella “terra di nessuno” eternamente sospesa tra sogno e realtà che è l’Internet. Da questo a riciclare un’immagine scattata per gioco come se fosse chissà quale feroce prova di colpevolezza civile e penale, c’è però tanta malafede da farmi chiedere chi sia il delinquente: due sfigati come Vernarelli e Sollecito, o i giornalisti e politici che ci hanno inzuppato il pane per scroccare due copie di giornale o due voti in più?

In conclusione, vorrei che i colpevoli dei fatti del 17 marzo a Roma, e del primo novembre scorso a Perugia, fossero individuati, processati e condannati a una pena giusta e proporzionata alla gravità dei loro crimini. Ma vorrei anche che questo avvenisse a opera di un vero tribunale e con vere prove, e non per mano dell’opinione pubblica in base a quattro cazzate rubate da MySpace.

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  Commenti (1)
1. un...
Inviato da one, il 27-01-2009 20:49
un articolo esemplare per chiarezza espositiva ed equilibrio, peccato siano, oggi piu di ieri merce rara.

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