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Zagabria, continental funny nightlife Stampa E-mail
di Kosmų Ohm   
sabato 08 marzo 2008
Zagreb at night (da Wikipedia)

A vent’anni dalla caduta del muro di Berlino è ancora interessante valicare quella linea immaginaria tra Est e Ovest, anche se forse non te la immagini nemmeno più visto il rapido dilagare del capitalismo occidentale che semina megastore e centri commerciali. Questa volta decido di fare un’incursione nella social-life zagabrese. Sì, Zagabria: una destinazione geograficamente non lontanissima dal confine italiano, ma forse meno altisonante delle classiche mete Est-erofile tipo Praga, Bratislava, Budapest, Bucarest, e vai! aggiungo pure Riga.

La capitale croata ti si apre davanti nel bel mezzo della pianura della Pannonia, presentando tutto il suo imponente aspetto continentale. La città è grande. L’espansione della zona industriale e il conseguente sviluppo dell’area metropolitana oramai hanno portato gli abitanti a ben oltre il milione. La zona urbana invece ti restituisce la classica architettura mitteleuropea che strizza l’occhio ai fasti dell’impero Austro-Ungarico, e se quando t’inoltri nel centro storico fai  molta attenzione forse riesci ancora a distinguere le due antiche cittadine medioevali di Kaptol e Gradec che solo all’inizio del XVII secolo si unificarono dando appunto vita alla città di Zagabria.

A differenza delle nostre metropoli, la capitale croata non è così caotica: ampi viali di scorrimento e un efficientissimo servizio tram rendono la vita urbana tranquilla e senza eccessivi stress. Considerando poi le ampie zone verdi a ridosso del centro e le numerosissime caffetterie che incontri nelle zone pedonali, la qualità della vita è davvero elevata.
Spostandoti più in là, oltre a rimanere colpito dall’imponente Teatro Nazionale di Zagabria, trovi i ruvidi, grigi ed essenziali edifici risalenti al periodo del socialismo jugoslavo. Ora l’aria sembra davvero essere cambiata e rapidamente stanno spuntando qua e là i glass skyscrapers da contemporanea business life. Sì, inevitabilmente una nuova e rampante borghesia si sta facendo largo. In questo senso basta dar un’occhiata alle lussuose dimore della collina residenziale che si affacciano direttamente sul cuore pulsante della città. 

Il centro di Zagabria (da Internet)

Quando ci vaco io, la capitale si presenta avvolta e coperta da un’abbondante nevicata. Il cielo è sempre grigio, il freddo mi rallenta ma la città è tutt’altro che addormentata, anzi sprizza un’inaspettata vitalità per quanto riguarda la vita notturna! A Zagabria ci si può divertire anche il giovedì.: dopo una gustosa birra Weizen in qualche classica pivnica (birreria), potete raggiungere verso la mezzanotte il club Sax!, localizzato in zona centrale. Una colorata insegna ti indirizza all’ingresso sotterraneo del locale (l’ubicazione underground è il comune denominatore di praticamente tutti club zagabresi).

L'ingresso del Sax! (da Internet)L’atmosfera all’interno è sempre calda e soprattutto fumosa, visto che, da queste parti non c’è ancora il “no smoking”. Il Sax! è noto per la live music del giovedì: stavolta c’è una cover band che fa un dignitoso mainstream pop tipo No Doubt, Simply Red, Michael Jackson, U2, Prince, Queen and so… L’entusiasmo raggiunge l’apice quando la cantante attacca “Don’t speak” dei No Doubt: un coro generale (evidentemente da queste parti conoscono l’inglese…) avvolge tutto il locale e la situazione si fa davvero “smiling”! Mi appresto a ritornare al mio domicilio a notte alquanto inoltrata e intanto penso già all’indomani…

Si arriva così al venerdì, che certo non vi deluderà. Si apre ufficialmente il week-end, e se nel vostro albergo avete una postazione Internet, provate a digitare su Google “nightlife zagreb” e vedrete quante possibilità avrete per trascorrere la notte! Togliendovi dall’impaccio, posso indirizzarvi al Tvornica, un locale frequentato abitualmente da studenti universitari. In questo locale la serata del venerdì è dedicata alla Disco Music: a Zagabria esiste una vera e propria scena 70‘s e molti locali si alternano durante la settimana proponendo appunto una Studio 54 night.
 
Una costruzione di Zagabria Arrivo al Tvornica in classico “fashionably late”, ma voi non siete tenuti a farlo. Una volta dentro mi si presenta una gigantesca sala (ma qui ci stanno 1000 persone!) impreziosita da una parte da un imponente stage e sul lato opposto da un’enorme mezzaluna di gradoni. La console, posizionata non so come nel bel mezzo della tribuna, spara, emana, diffonde hits 70’s, dalle più mainstream che tutti noi conosciamo a delle vere e proprie chicche: lasciatemi per esempio trasmettervi il mio stupore quando ho sentito “Ma Quale Idea” di Pino D’Angiò! Il dancefloor vivo e caldo è dominato da tantissime ragazze con parrucconi, accessori colorati e qualche pantalone a vita altissima. Qui l’atmosfera Seventies la prendono sul serio! Potete immaginare qualcosa del genere dalle nostre parti? Forse un amaro silenzio è la risposta giusta… Eh sì, da noi la musica ’70/‘80 fa sempre rima con: feste di carnevale, capodanno in rifugio, sagra della salsiccia, cd con le hits omaggio nei quotidiani, fiere che puzzano di pecorino e frittelle, i disco bar per i dopocena tra colleghi, le feste in villa tra noiosi professionisti che cercano di evadere, le playlist non-sense nei bar durante l’aperitivo, il presenzialismo borghese, i neolaureati passati all’atteggiamento vecchiardo del uscire un sabato sera al mese, e la colonna sonora della Upim!

Senza dubbio in questa scena Est-erofila scopro uno spontaneo entusiasmo riconducibile ad una spensierata voglia di divertirsi senza le tante, ma tante, sovrastrutture oramai diventate pilastri della nostra anziana società. Al Tvornica si va avanti fino alle 5 e sul finire ci pensa Grace Jones con “La Vie En Rose” ad accendere le luci ed illuminare così una distesa di bottiglie in frantumi e qualche derelitto che barcolla. Ancora qualche chiacchiera insensata e poi decidiamo d’andarcene… Io dico che dalle nostre parti a quest’ora si va per brioche. Mi rispondono: “No, semmai ti possiamo procurare del Burek”, che per chi non parla la lingua locale è una specie di pizza con carne e cipolla…

Il sabato? Vi suggerisco per la cena a fare qualche passo in Radiceva Street, un vialetto pedonale che si snoda tra le vie del centro. Vi ho mandato qui, ma perché mai? Semplice, magari qualcuno di voi, non proprio in sintonia con il continental food zagabrese sente nostalgia di casa e quindi ha magari l’esigenza di trangugiare lasagne al forno o pizza! Volete la posizione esatta di un ristorante?  Basta seguire i soliti schiamazzi dei nostri concittadini turisti che abitualmente affollano quella zona! Bene vi lascio a ‘sta cena tricolore e intanto io mi reco in un appartamento del centro per un friendly after dinner, magari ci sentiamo più tardi per un po’ di clubbing???

L'interno del Fanatic Klub (da Internet) Allora avete mangiato bene? Penso di sì, il cibo italiano in quel ristorante non è così male…
Dal canto mio, invece, abbiamo pasteggiato a base di filetti, piccoli lingotti di cioccolato fondente e Southern Comfort smezzato con Cola, Ginger Ale e 7up. E dopo aver tentato, di giocare ad impensabile Trivial Pursuit in croato e aver avuto l’onore di conoscere un regista locale anche doppiatore di cartoni animati (con tanto di demo dal vivo!), lascio la casa dei miei amici locali per immergermi nella notte. Quattro passi in Ribnjak Street e sono al Fanatic. Dentro ci sono alcune amiche che mi aspettano già da un po’. Il Fanatic è un locale spartano, ruvido, nero, cupo e semi-sotterraneo, dove t’iniettano una tech-house che non ti lascia respiro. Decido di continuare a confortarmi con il Southern Comfort. Sulle pareti, oltre ad una locandina di un presunto Torture Garden, noto il movimento d’alcune pale fluorescenti incassate nel muro. L’atmosfera che si respira è abbastanza acida ma il tutto trascorre molto friendly… Il Fanatic è però solamente una tappa. Dopo non so quanto usciamo tutti insieme, tastiamo per qualche minuto le temperature rigide della notte, e scendiamo nuovamente nelle viscere della terra: Klub One, qui siamo veramente sottoterra!  Una miriade di scalini conduce in questo vano claustrofobico dove il soffitto a mala pena arriva a due metri. Altra tech-house, aria irrespirabile, orario improponibile ma ancora gente in delirio…
 
L'interno del Cab Klub La mia ultima uscita notturna  mi porta a una festa privata tra studenti al Cab Klub, una discoteca sempre in zona centrale ma oramai aperta solo per delle occasioni particolari. Qui l’atmosfera è veramente 80’s, purtroppo non per la musica ma per l’arredamento vetusto del locale. Il nero e viola che dominano, moquette rossa qua e là, poltroncine in similpelle, pareti a specchio, luci da pista da modernariato e due pali forse per qualche improvvisato spettacolo d’entreneuse…
È tutto da Zagabria? Per questa volta sì, anche se quello che vi è proposto non è nient’altro che un piccolo sample di quello che potete trovare nella capitale croata. Insomma con un po’ d’attenzione, potete capitare in situazioni davvero interessanti. Enjoy!
 
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