Premetto che in questo articolo non dirò cose particolarmente originali o inedite. Ma la mia coscienza mi impone di dirle comunque, perché in questi ultimi tempi si stanno moltiplicando da più parti gli attacchi alla legge n. 194 del 1978, “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” , una norma di autodeterminazione che fa parte da trent’anni esatti del patrimonio dei diritti dei cittadini di questo sinistrato Paese. Quella contro l’aborto è una delle più brutte e incivili crociate di questi ultimi tempi, e a nulla vale imbellettarla con espressioni che richiamerebbero concetti alti e nobili: si parla di “garantire il diritto alla vita”, di “moratoria analoga a quella sulla pena di morte”. Ma la verità è un’altra: invece di fare una battaglia per CONQUISTARE nuovi diritti PER TUTTI, i gruppi anti-abortisti fanno una battaglia per TOGLIERE diritti già acquisiti ad altri cittadini CHE NON LA PENSANO COME LORO. Si tratta insomma di un’aggressione in piena regola, che in un paese democratico non può essere tollerata. Mettiamo dunque le cose nella loro giusta prospettiva: 1) In Italia il diritto all’aborto è garantito e regolamentato da una legge, la 194/78. 2) Di tale legge può fruire chi vuole, e chi non vuole è liberissimo di non abortire. 3) Praticare l’aborto regolamentato dalla legge 194 non è un obbligo per nessun medico, visto che la stessa legge prevede l’istituto dell’obiezione di coscienza (Art. 9, “Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione.”) Insomma, la 194 è lì solo e soltanto per chi la vuole usare e, per convinzioni etiche o per meri motivi di necessità, si riconosce negli strumenti che essa mette a disposizione. Per fare un aborto bisogna essere disperati, e la 194 permette appunto a chi è disperato di scegliere quello che lui reputa in quel momento il male minore per sé e per chi gli sta intorno. Non lede invece il diritto di coloro che eticamente la rigettano. Ammenoché…
A meno che, chi è contrario all’aborto voglia imporre la sua visione non solo a se stesso, ma anche agli altri. E questo è il punto, è proprio quello che sta accadendo ora: le gerarchie cattoliche, direttamente e per il tramite di combattivi gruppi di cittadini che in esse si riconoscono, aumentano le pressioni per un’abolizione, o quantomeno una profonda revisione della 194 fin a quasi svuotarla. Naturalmente le parole usate sono altre, dicono che “vogliono migliorare la legge”, “consentirne la sua piena applicazione”, “rispettarne lo spirito”. Ma la sostanza non cambia: si tratta di un attacco integralista che vuole imporre l’ideologia di un gruppo all’intera nazione. Ed è un attacco che interviene in un momento non casuale, il momento in cui la politica parlamentare non è mai stata così debole e confusa, il momento in cui si imbarcano tutti pur di “far cassa” al botteghino delle elezioni. L’attacco alla legge 194 arriva sempre dalla stessa parte: dalla parte di donne di mezza età benestanti e col golfino peloso di angora; dalla parte di fantomatici “movimenti genitori” che, fosse per loro, andrebbero anche chiuse le discoteche e istituite le colonie estive obbligatorie fino a 18 anni; dalla parte di opportunisti della politica che, traguardati negli anni da una sponda all’altra, scelgono comunque il conformista e il restauratore del momento; dalla parte di chi inventa slogan belli come “Family Day” ma poi vuole condannare ad anni, a decenni di infelicità famiglie intere cui verrebbe impedito di abortire feti con malformazioni accertate, o ragazze-madri cui un figlio frutto solo di un momento di leggerezza o di ignoranza squasserebbe per sempre la possibilità di un’esistenza normale e dignitosa. C’è una brutta aria, oggi in Italia: un’aria di restaurazione e di intimidazione, come testimonia la telefonata anonima che ha spedito sette poliziotti sette a interrogare una donna che aveva appena subito un’interruzione volontaria di gravidanza in un ospedale di Napoli. Se vi fanno orrore i burkha, le lapidazioni delle adultere e le mutilazioni genitali femminili, sappiate che i nemici dell’aborto sono animati dallo stesso spirito, dallo stesso tipo di sentimento fondamentalista. Solo che, siccome noi siamo un paese occidentale decadente e mediatico, questo sentimento viene celato dietro sorrisi paternalistici e sermoni finto-amichevoli, dietro fili di perle e atteggiamenti “molto rispettabili”, dietro presunte interpretazioni scientifiche opportunamente orientate (“l’ha detto la scienza, quindi è una realtà inoppugnabile”). Va dato onore e merito ai maggiori partiti italiani, di centro-destra come di centro-sinistra, di non prestarsi a questo ignobile gioco di una parte contro tutti: a destra la posizione ufficiale è che si tratta di questioni etiche sulle quali il partito lascia libertà di scelta a ciascuno, mentre a sinistra la difesa della 194 è più netta anche se non unanime. Ma tanto basta: AN, FI e PD non ci stanno a farsi trascinare per i capelli in questa discussione. In cui sguazzano invece alcune forze minori del centro, forze che se domani uscissero dalle urne nella vantaggiosa posizione di “ago della bilancia” non perderebbero certo occasione di barattare il loro appoggio con un “ritocchino” alla 194. Credo che sia un dovere per tutti i cittadini liberi, libertari e liberali (tre categorie che presuppongono altrettanti atteggiamenti politici diversi ma con punti di contatto) di vigilare affinché questa battaglia che una minoranza sta conducendo per limitare i diritti acquisiti di un’intera nazione non vada in porto. Se fossi un arruffapopolo, vi suggerirei di bombardare di mail la Presidenza del Consiglio o la Conferenza Episcopale Italiana, di stare pronti a scendere in piazza e altre trombonate simili. Poiché credo invece nell’impegno civile serio e composto, suggerisco di vigilare, documentarsi e non dimenticare mai questo problema. Se qualcuno osasse veramente mettere mano alla 194 allora l’Italia civile e democratica, quella che già nel 1974 bocciò con un referendum l’idea di abrogare il divorzio introdotto per legge solo quattro anni prima, si dovrà mettere in moto compatta e unita, con tutti gli strumenti di cui una democrazia parlamentare è dotata. Ricordate: soffia una pessima aria di restaurazione. L’equo canone è stato cancellato già molti anni fa e oggi gli affitti delle case sono fuori controllo; lo “Statuto dei lavoratori” (Legge 300/1970) non è stato ancora abolito ma di fatto in molte aziende viene in larga parte disatteso, e molti datori di lavoro hanno ricominciato a licenziare “ad nutum” con gli strumenti del mobbing e dei trasferimenti forzosi; l’eutanasia non ha nessuna speranza di essere accettata come principio legislativo anche se potrebbe agevolmente risparmiare le sofferenze di migliaia di malati terminali ogni anno, mentre alla famiglia del povero Welby è stato negato perfino il conforto di un funerale normale. Il prossimo obiettivo nel mirino dei restauratori è l’aborto, ma se vincono questa battaglia non si fermeranno qui.
1. Inviato da
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, il 14-02-2008 08:28 tanto la 194 già non esiste pi a causa degli obiettori di coscienza. Chi resta incinta va nelle cliniche a pagamento se può permetterselo, altrimenti utilizza tecniche più rudimentali (mi riferisco alle immigrate). E' inutile fare una battaglia per una legge che nno c'è più,a meno che non si voglia agire per ridurre il numero degli obiettori negli ospedali pubblici |
2. Inviato da Rocco, il 18-02-2008 00:48 D'accordo con Marcy sulla piaga "obiettori di coscienza" nell'ambito medico: l'ho vissuta sulle mie spalle! Così come agli obiettori non e' permesso arruolarsi nell'esercito (a che serve un soldato che non spara?), non dovrebbe essere permesso loro di entrare nella sanità PUBBLICA, visto che non possono svolgere le le mansioni a loro affidate. |
3. Fabril Inviato da
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, il 26-02-2008 10:53 La natura non ha il diritto sulla nostra scielta. Fabril e non pastoral. |
4. bo Inviato da
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, il 22-01-2009 15:35 e tutto giusto... approvo |
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