Da qualche tempo è comparsa in televisione la pubblicità di una supposta denominata Eva/Qu che combatte la stitichezza tramite un innovativo (almeno per il settore…) impiego dell’effervescenza. Subito alcuni “acutissimi” blogger italiani si sono lanciati in commenti inutili sui loro altrettanto inutili siti: la maggior parte dei post appartengono alla categoria dei “caRRRini”, di quell’ironia buonista che non graffia, non aggiunge valore alla discussione e non fa nemmeno ridere. Insomma, che non è ironia. Cotali blogger sono rimasti colpiti dalle proprietà di effervescenza del prodotto e subito si sono lanciati in battutine, esclamazioni tipo “dove andremo a finire”, “mi pareva di aver sognato” e fesserie del genere (googlare per credere...). Una commentatrice animata da spirito femminista con solo 30 anni di ritardo ha invece prontamente richiesto al produttore delle Eva/Qu che, per parità fra i sessi, venga messa in commercio anche la versione Adam/Qu, evidentemente ignorando che mentre “evacuare” è un efficace e colto sinonimo per il più diffuso “cagare”, “adamare” non mi risulta che abbia simili significati.
Sono in doppio disaccordo con questi opachi commentatori e i loro pruriginosi gridolini di indignazione: anzitutto perché, dato che la stipsi esiste ed è un problema di tanti, la presenza sul mercato di un prodotto che possa alleviarla deve essere valutata positivamente, supposta effervescente o pasticca purgativa che sia. E in seconda battuta sono in disaccordo perché costoro hanno perso di vista il focus della discussione: il problema di Eva/Qu non sta nel prodotto, ma nella sua pubblicità, che fa cagare anch’essa! Mi rendo perfettamente conto che certe problematiche sono difficili da trattare: se si sbraca troppo si corre il rischio di sprofondare nel ridicolo, mentre se si sceglie di restare più “asettici” e scientifici il rischio è quello di non riuscire a comunicare efficacemente e quindi di non ottenere il desiderato effetto di promozione del prodotto. La strada scelta dall’agenzia che ha realizzato lo spot di Eva/Qu mi sembra tuttavia la peggiore: quella di un commercial diretto e squallido, dialoghi banali ed eccessivamente popolari, protagonisti pecorecci, con appena un briciolo di risata che però è ben lontana da quell’ironia sottile e tagliente che a noi tanto piace e che, se saputa usare con stile, ti consente di dire tutto ciò che vuoi. Dunque, la pubblicità vede l’universale simbolo del WC, composto da un’icona femminile e una maschile, animato dalle teste dei due protagonisti: lui è un proto-calvo che ha imboccato (contromano…) la strada dei quarant’anni, e che si distingue per un fare che vorrebbe essere garrulo e fintamente confidenziale, e che invece stonerebbe anche in un’osteria tanto è volgare e meschino. Lei, la stitica, è una donna sui trentacinque con l’aria sinceramente costipata e i capelli di un bel colore, direi un “vero rosso tinto”. La sua icona deformata dall’immane bolo di aria-merda-aria che la opprime dall’interno è diretta testimone del suo dramma intestinale, tanto da far gettare al proto-calvo ogni residuo di buon gusto e suggerirle, con aria complice, la fantomatica suppostona frizzante. Pochi minuti dopo la roscia ricompare con la silhouette finalmente “a posto” e visibilmente sollevata nell’animo oltre che nel corpo, a inequivocabile testimonianza dell’avvenuta e liberatoria evacuazione dell’ampolla ano-rettale, mentre il “suggeritore” non trova nessuna battuta migliore di un terrificante “Gallina che canta ha fatto l’uovo…”. Un approccio con l’altro sesso raffinatissimo, non c’è che dire! Se fosse ancora vivo l’indimenticato professor Riccardo Pazzaglia di “Quelli della notte”, sicuramente rispolvererebbe il noto gesto della mano tesa a dondolare verso il pavimento che, quasi accarezzando la moquette, simboleggia che “Il livello è ‘bbasso…”: essì, perché questa pubblicità fa una perfetta compagnia ai vari serial di medici claudicanti, reality in cui la gente si aggredisce verbalmente con una foga da stadio, rotocalchi televisivi volgarissimi e furbetti. Il commercial di Eva/Qu segue semplicemente i tempi: una volta la televisione aveva funzione educativa, tanto che negli anni della ricostruzione e del boom economico insegnava l’italiano e le nozioni di base a milioni di connazionali ancora prigionieri del dialetto e dell’analfabetismo. Oggi invece la televisione, o almeno certa televisione, ha funzione dis-educativa, cercando di distruggere la morale e la moralità, la solidarietà sociale, il senso di appartenenza a una collettività e ogni forma di impegno civile e culturale che ancora residua in Italia. In questo desolante ma già nettamente percepibile quadro, spiace vedere che i pubblicitari non abbiano difficoltà ad adeguarsi verso il basso, come nel caso dell’altrimenti incolpevole supposta. Il giudizio di Kondoria      Volgare e cafona, rappresenta un modello culturale da respingere di Italia in decadenza
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