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Nihilismo e Buddismo? |
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di Pierre La-Croix
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sabato 06 ottobre 2007 |
Come i nostri lettori certamente apprezzano, il nihilista per definizione aborrisce ogni forma di religione. È noto che tutte le religioni storiche hanno raggiunto nei millenni passati il loro scopo di schiavizzazione dei popoli (continuando peraltro la loro opera nel presente). Il loro conseguente lavaggio del cervello di plebei e nobili, l’esito (a volte con risultato estremamente sanguinario) di conquista delle menti, di assoggettazione ed ipnotismo delle masse a scopo di dominarle e livellare il loro intrinseco potenziale di sviluppo mentale, ha determinata la piattezza, il limitato sviluppo dei popoli, e addirittura la costante di pericolosità dei tempi moderni. Lo vediamo ogni giorno: masse rimbambinite si recano a pregare munite di sguardo assente, al contempo tollerando i criminali che uccidono nel nome di una religione e di un Dio mai conosciuto né conoscibile. La polarizzazione storica tra cristianesimo ed islam sta anticipando la possibilità di un conflitto di dimensioni sconosciute al nostro pianeta. Vediamo quindi la necessità di un credo che non sia cieco ma pragmatico ed orientato al vivere in piena consapevolezza e senza tensioni.
Il nihilista non crede a nulla, quindi perchè dovrebbe cercare una convinzione? Ci sono delle somiglianze tra nihilismo (rigetto di ogni convenzione concettuale) e buddismo (rigetto dell’esistenza in quanto illusoria). Il buddismo adotta tecniche di autoconsapevolezza che per la maggior parte si imperniano sulla cessazione dei processi mentali e nel vivere in modo assolutamente semplice il momento presente. Il Buddha storico raggiunse la sua realizzazione attraverso gli stadi del dubbio, della contemplazione dell’impermanenza di ogni cosa esistente, e della realizzazione della sua propria coscienza come VUOTA di essenza e concetti. Il buddismo quindi nasce e viene tramandato sino ai nostri giorni come la religione della conoscenza interiore, predicando la natura illuminata e al contempo vuota di attributi di ogni essere vivente e cosa creata. Ci sono ovviamente delle articolazioni buddiste che sono spudoratamente religiose e di conseguenza manipolatrici del messaggio iniziale. Noi non ci vogliamo occupare di esse, ma dello spunto radice, che viene tuttora tramandato dalle correnti maggiormente esoteriche del buddismo quali la Mahamudra e lo Dzogchen, ed anche nel messaggio base di Zen e Ch’an. Il tema dell’esistenza illusoria può apparire complesso. Semplificando: tutto ciò che esiste è destinato a sparire, la morte e la dissoluzione sono una realtà che si applica ad ogni cosa esistente. Ogni oggetto, e corpo, è formato da particelle infinitesimali che si compongono e scompongono tra di loro attorno a nuclei che non sono misurabili, e se andiamo nella profondità ci imbattiamo nel sentiero del Nulla assoluto (vedi anche i modelli della fisica quantica, dove la non-esistenza è considerata. Similmente, processi analoghi vennero proposti dal paradigma esoterico della Cabala). Quindi niente viene distrutto o creato: tutto è un processo di trasformazione. Anche l’Io è un essere effimero condizionato dai sensi: alla morte, i nostri sensi si dissolvono (pensate all’espressione “perdere i sensi”) e la realtà come da noi conosciuta attraverso i sensi scompare… Il buddismo sottolinea il bisogno di diventare pienamente coscienti della transitorietà dell’essere, e praticare l’amplificazione di questa coscienza dissolvendo ogni processo mentale illusorio. In similitudine, il nihilista propone il distacco assoluto da ogni concetto e pratica la VITA. Come? Col CARPE DIEM: non attaccandosi a nulla, vivendo liberi e coscienti dell’impermanenza, in stato di gioia. Nel buddismo vengono insegnate tecniche di meditazione mediante le quali diviene possibile riconoscere la “Natura-Buddha”, il Sé come testimone del processo continuo di vita/morte, e per questo esistente OLTRE questo processo. Il nihilismo moderno non predica il nulla come rifiuto dell’esistenza (che spesso nasce da paura), ma consiglia di sospendere l’attività mentale quando questa non sia strettamente necessaria, e dimorare in uno stato (difficilmente ottenibile) di totale chiarezza di pensiero, di presenza a sé. In questo stato si può manifestare spontaneamente la consapevolezza dell’onnipresente Nulla che si cela SEMPRE dietro ai nostri pensieri. Questo si può comparare allo scorgere il Nirvana buddista, l’estinzione dell’ Illusione. Comune ad entrambe le tradizioni, la seguente posizione: TU a livello assoluto non esisti, la tua esistenza è un illusione a prestito, oltretutto per un periodo piuttosto breve (inutile fare le corna, o lettore!). Se osservi adesso la tua coscienza come in uno specchio, cosa trovi? Piero Della Croce (dedicato a Hugo Fast, individuo così veloce cui il nulla muove) Letture per approfondire: - Giulio Cesare Giacobbe: “Come diventare un Buddha”
- Friedrich Nietzsche: “Così parlò Zarathustra”
- Peter J. Carroll: “Liber Kaos / Psychonomicon”
- Tsoknyi Drubwang: “Dignità spontanea”
- Tenzin Wangyal: “I miracoli della Mente Naturale”
- Namkhai Norbu: “Il cristallo e la via della luce”
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