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Intervista all’affascinante ed enigmatica fotografa PetrAbeRLin, ovviamente da Berlino… Hugo Fast: Ciao, chi sei? PetrAbeRLin: Beh, in realtà non mi chiedo mai chi sono. Dipende più da come mi sento che da chi voglio essere, o da ciò che è meglio che io sia. Sono una persona dalla mentalità molto aperta e giudico sempre le cose da almeno due lati. Il rispetto è una delle cose fondamentali per me: rispetto per ciò che la gente è, per ciò che fanno, e per il motivo per il quale vivono le loro vite nel modo che hanno scelto. Questo modo di guardare praticamente tutte le prospettive della vita, la gente e le cose statiche mi apre sempre nuovi mondi. Sono una persona curiosa, e mi piace scoprire più cose e più lavori possibile. Ho studiato cosmesi ed economia applicata all’informatica. E questo è anche ciò che sono: un giorno sul lastrico, il giorno dopo divento una fashion victim. Attualmente lavoro come teamleader di un gruppo di supporto di secondo livello all’interno di uno dei maggiori operatori europei di telefonia mobile, e ho un team favoloso! Ma lo faccio solo per pagarmi l’affitto e per scoprire cos’è la leadership e l’essere una executive. Mi ci pago l’affitto, ma non è niente che farei per sempre. Solo l’ennesima sfida della mia vita…
HF: Quali sono le principali influenze nella tua arte? P: Una miscela di molte cose. Mi sono innamorata del lavoro di Andy Warhol molto presto, adoro il suo modo di raccontare le cose “normali”, cose che tutti noi conosciamo ma che diventano così comuni che non ci soffermiamo più sui loro dettagli. Praticamente tutti si sono chiesti, prima o poi “Ma è veramente questa la scatola originale della zuppa Campbell?”. Di solito la gente non presta particolare attenzione ai dettagli delle cose che utilizza nella vita quotidiana. Allora diventa interessante guardare queste cose da sole, isolate dal loro contesto. Sono anche attratta da fotografi che si concentrano su ciò che non ritraggo io: le persone. Parlo di Herb Ritts, Richard Avedon or Helmut Newton. Adoro il loro lavoro e sono affascinata dal modo in cui catturano e trasportano i sentimenti attraverso i volti, le pose del corpo. Vieni immediatamente colpito dalle espressioni delle persone o dei corpi. Il mio lavoro consiste nel fare qualcosa di simile, ma si indirizza più al risvegliare certi sentimenti. I palazzi, i materiali di solito non trasportano quel tipo di emozioni che un volto può portare, ma per me esprimono veramente molto…
HF: Nelle tue foto percepisco un senso di solitudine: paesaggi urbani, angoli dimenticati della città, nessun essere umano. Come mai?
 P: Non la chiamerei solitudine, piuttosto un senso di ansietà, di disagio per le cose povere di questo mondo. Al primo sguardo, le figure umane suscitano più attenzione: questo va bene per la fotografia di moda e roba del genere. Ma la mia idea è quella di mostrare palazzi, posti, graffiti con una loro personale espressione, un loro “volto”. Gli angoli dimenticati della città sono così belli, niente trucco, niente inganni, sono ciò che sono e io adoro chiedermi cos’è accaduto a quel palazzo, chi ci ha vissuto, quali storie ha da raccontare. Una stanza vuota è anche più bella senza nessuna persona dentro… Quando cammini per strada, se c’è gente non presti attenzione alle cose. Questa è la ragione per la quale le persone spesso non riconoscono, o addirittura non pensano, che un palazzo può essere altrettanto bello. Io spero di catturare questo nelle mie fotografie, per aprire gli occhi alle persone e fare in modo che non si focalizzino sulle stesse cose giorno dopo giorno. Non capisco perché le persone dovrebbero attrarre più attenzione delle cose statiche che ci circondano. Per me, queste cose talvolta sono più pure di quanto riescano a essere le persone. Niente make-up, niente pregiudizi. Un palazzo è stato costruito per quello che è, per quello che esprime. Sono veramente attratta dal pensare a queste cose. E… No, non sono timida o particolarmente introversa. Sono circondata dal mio splendido team di collaboratori durante tutto il giorno e mi piace camminare in posti affollati: potresti mettermi a sedere in Times Square e mi sentirei a meraviglia ma per le mie foto… Niente da fare! Amo le ispirazioni istantanee, veloci e espressive. Il mio intendimento è spingere la gente a guardare al suo mondo abituale ma senza le persone. C’è così tanta bellezza attorno!
HF: Qual è la cosa più eccitante che sta accadendo a Berlino in questo momento e della quale vuoi raccontare con le tue foto? P: Voglio sempre concentrarmi sulle cose prima che succedano. Berlino ispira molti dei miei sogni, ed è per questo che l’amo. Attualmente sono sempre più coinvolta con la scrittura, la pittura e, ovviamente, la fotografia. E questo è ciò che la città ispira a molte persone: è meraviglioso. È come un gigantesco campo da gioco e adoro essere qui e poter esprimere queste sensazioni attraverso le mie fotografie.  HF: Sul tuo MySpace ti ritrai con un sorriso enigmatico e gli occhi aperti, disincantati. Qual è la tua visione del mondo in cui viviamo?P: Ah ah… Non è perché sono disincantata, ma perché odio essere fotografata. Forse sono disincantata rispetto alla politica e alla condotta delle grandi aziende. Facendo la teamleader ho imparato molte cose sul management: la cosa più fastidiosa è vedere come i dipendenti siano trattati sempre di più come numeri. A nessuno interessa il fatto che siano esseri umani, l’unica cosa che conta è essere più produttivi, fare più soldi e soddisfare i clienti come mai non si è fatto prima. Comincio ad averne abbastanza di ciò: non ci sono competenze sociologiche nei piani alti di un’azienda. Triste a dirsi, ma “business is business”… Talvolta è meglio tenere nascosta la propria opinione e io non vedo un grande futuro per me in queste situazioni. Ma adoro il mio team, adoro il mio tempo libero e adoro voler bene alla mia famiglia e ai miei amici. Tutti loro non prendono la vita troppo seriamente e io amo tanto questa cosa perché posso svolgere il mio lavoro in un modo più facile. HF: Qual è la prossima mossa della tua carriera artistica? P: Non lo so, non ho un piano a tre o cinque anni… Dovrei forse farne uno? Nei miei prossimi lavori vorrei concentrarmi sulla serialità, lo stesso oggetto/cosa/palazzo, focalizzarmi di più su una cosa per volta. È una cosa nuova per me… Inoltre ho in piano di stampare alcune mie foto su tela e poi rilavorarle con i colori acrilici e pezzi di giornale, in modo da lasciare il segno di quel momento! … Vorrei vedere una mia foto al MoMa, ovviamente (ride…). No, lasciamo che le cose vadano come vanno. Sono sempre sorpresa dall’ispirazione improvvisa, come nelle mie foto. Questa è la prossima cosa che farò: la mia vita è l’ispirazione dell’istante! Ma sono sempre aperta ai consigli…
Per visualizzare la galleria di immagini selezionate da PetrAbeRLin per Kondoria clicca qui
Per approfondire: http://www.myspace.com/petraberlin Intervista e traduzione di Hugo Fast
1. UN SORRISO DAL VICINO Inviato da
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, il 17-11-2008 00:00 i enjoyed lots reading the article and gettting a closer to Petras views non the less to mention her great talent as an artist and photographer i know her pieces of work and her new snaps are always a never ending marvelous sight to discover my very best wishes to u dear Petra eftimia |
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