Fluydo, un’altra sconvolta band dal mood electro-glitch-wave in stile kondoriano? Anche no, l’articolo-proposta di cui segue switcha in tutt’altra direzione! Qui parliamo di un punk-rock che si smorza nel rap-blues e si aliena definitivamente in soluzione d’elettronica… Un sound no-sense? No! Semplicemente psycho-techno-pop!!! La scoperta da parte nostra del duo romano (in formula: Anto + Tico = Fluydo) nasce dalla raffinata, impegnata, kultural (insomma andate a leggervela qui! ) esibizione live di Franco Battiato al Traffic Festival. Grazie al festival ho avuto modo di riscoprire una poesia dell’indimenticato Fabrizio de Andrè, “Amore che vieni amore che vai”, interpretata in quell’occasione dal Maestro Battiato. E se a tutto ciò si aggiunge il potere devastante della rete, in breve mi sono ritrovato tra le mani un’altra interessantissima cover dello stesso brano dell’artista genovese, questa volta interpretata dai Fluydo, e presentata e apprezzata durante il “Premio De Andrè” nell’estate 2006. Dietro alla apparentemente semplicistica scelta di eseguire una cover, ci si rende invece conto che i Fluydo hanno carattere, stile e una precisa direzione artistica. A tal proposito ci siamo lanciati in un fitto carteggio via mail, che alla fine è sfociato in un’intervista per conoscerli meglio.
Kosmø: Seguendo un po’ la vostra attività musicale non si può che collocarvi nell’ambito del mainstream alternativo. Infatti ci siamo accorti che siete passati da alcuni brani pubblicati per la major BMG, all’etichetta indipendente Compagnia Nuove Indye, per poi ritornare totalmente indipendenti. A cosa si deve questa scelta? Fluydo: È una scelta sicuramente dettata dai tempi: il music-biz sta vivendo una fase di cambiamenti radicali e le case discografiche stentano a mettersi al passo con questa nuova situazione. L’attività di “vendere dischi” è una pratica che sta inevitabilmente scomparendo e le nuove strade della diffusione musicale portano tutte verso una fruizione gratuita. Sentiamo quindi l’esigenza di tentare qualcosa di alternativo e, per ora, ci tocca farlo da soli.  K: È da questa esigenza che è nato il progetto “7 Fool Moons”? F: Esatto. Avevamo iniziato a lavorare al nuovo album. Poi, poco a poco, ci siamo ritrovati a pensare che stavamo facendo qualcosa di anacronistico. Ci siamo sentiti di dover abbandonare l’idea di “CD”, sia come entità fisica che come concetto artistico: grazie a questa svolta “7 Fool Moons” perde i confini fisici e… assume anche una divertente dimensione temporale.
K: Dimensione temporale??? F: Nel senso che il progetto è diluito nel tempo: a partire dal 26 settembre, ad ogni plenilunio, pubblicheremo un nuovo brano in free-download sul nostro sito. Ripeteremo l’operazione sette volte, quindi attraverso un periodo di sette mesi... un lungo viaggio verso l’ignoto. Anche un disco convenzionale funziona più o meno così, solo che il tutto avviene all’interno dell’utero-studio e poi a un dato momento vede la luce e rimane cristallizzato. Invece in questo caso nasce subito per continuare a crescere: l’altra cosa fondamentale, infatti, è che questo lavoro conserverà una natura “work in progress” sino alla fine. Non sappiamo come si svilupperà… ci piace questa idea!
K: Sembra affascinante. Ma non pensate che la scelta del free-download vada contro gli interessi e contro la dignità dell’artista? F: Questa è un’osservazione che ci è stata già fatta da vari addetti ai lavori. Per come stanno le cose, ci sembra che invece, ad andare contro i nostri interessi, sia il voler vendere la nostra musica. La priorità, in questo momento, è che il nostro lavoro raggiunga il maggior numero possibile di persone. Ovviamente speriamo che questo, magari, ci apra altre strade per finanziarci!
K: Il vostro precedente album “7 Kings” era un prodotto un po’ fuori dai canoni: uso di italiano e di inglese nei testi, contenuti di spessore diverso, sonorità riconducibili a svariati generi musicali... Il vostro approccio rimane lo stesso? F: Il primo brano di “7 Fool Moons” riprenderà la storia dove “7 Kings” l’aveva lasciata. Lo spirito è quindi lo stesso: fuga, libertà, ricerca. Ci piace ancora spaziare tra i generi, usare la lingua che meglio funziona in un dato momento, affrontare contenuti che vanno dall’intimo al sociale. Il filo conduttore resta il nostro sound… Anche questo caratteristicamente ibrido, sospeso tra rock ed elettronica, tra istinto e “programmazione”!  K: A tal proposito, quale è il vostro approccio live rispetto ai lavori in studio? F: Nei concerti cerchiamo di rivivere quello che succede in studio, magari in maniera più minimale e diretta: voci, basso e chitarra si mischiano alle ritmiche elettroniche in una miscela di puro electrorock. Sul palco inoltre utilizziamo delle videoproiezioni che si legano singolarmente ad ogni brano, aumentandone la suggestione.
K: Con le nuove registrazioni arriva anche un nuovo live? In questo senso come è andata la vostra recente esibizione alla notte bianca romana? F: Abbiamo passato il mese di agosto a preparare un set tutto nuovo. Ora il lato elettronico è radicalmente minimal e lascia più campo di manovra all’esecuzione live; nell’insieme tutto funziona meglio e lo spettacolo è più ruvido e diretto. Lo abbiamo da poco inaugurato alla Notte Bianca a Roma, nell’evento organizzato dal Bluecheese Project nel cuore del quartiere Pigneto: l’atmosfera era magica e il pubblico enorme e caldissimo… Siamo veramente molto soddisfatti! Quella sera abbiamo avuto anche l’occasione di “duettare” con un ospite molto speciale, il mitico Ice One, con il quale abbiamo proposto una versione “human-beatbox” di Chocolate Possession. Speriamo che qualcuno l’abbia registrata! K: In merito alla vostra collaborazione con Ice One, l’EP “World Up” realizzato assieme a lui ci sembra decisamente un buon lavoro! Forse ci dovrebbero essere maggiori collaborazioni tra i vari musicisti, soprattutto in prospettiva live. F: È vero! La collaborazione, soprattutto tra un “grande” e un “piccolo”, è una cosa molto produttiva. Ice One ci ha insegnato tantissimo e lavorare con lui ha sempre dato frutti gustosi. Oltre ai numerosi live insieme, abbiamo partecipato ad un paio di tracce su un suo album, lui ad un paio sul nostro, ci siamo remixati a vicenda e, più di recente, abbiamo realizzato per l’appunto un intero EP, “Word Up”.
K: Dobbiamo aspettarci collaborazioni anche su “7 Fool Moons”? F: Sicuramente il mitico Ice One sarà presente in più di un brano. Avremo poi un altro promettente DJ/producer della scena electro e hip-hop, Slump, con il quale abbiamo spesso collaborato sia in studio che dal vivo. Per il resto, è “work-in-progress”, quindi… venite a scoprirlo alla prossima luna piena!
Per approfondire: www.myspace.com/fluydo
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