Siamo giunti oramai al giro di boa del Torino Traffic Festival: essì, siamo ormai alla terza giornata. Questa sera va in scena un’accattivante Brit Parade: i protagonisti? Gli Art Brut, The Coral e l’acclamatissimo rock dei giovani Arctic Monkeys. La giornata ha il solito tiro da festival, nell’ordine:
ripigliamento dei postumi della serata precedente,- preparazione delle birre ghiacciate,
- adozione look essential-survive e…
- inesorabile arrivo al parco della Pellerina qualche ora prima dei concerti.
La quantità di pubblico che sta già gravitando nei pressi del parco non si discosta molto dalla serata precedente, quella Daft Punk, comunque va registrato un notevole afflusso di ventenni tutti pazzi per i Monkeys. Da sottolineare l’atteggiamento di una giovane fanciulla che si rivolge a noi dicendoci: “Ehi… ma voi siete qua per gli Arctic Monkeys ? Non ci posso credere… Voi siete sicuramente quei venticinquenni che stanno a casa ad ascoltare i Joy Division con in mano un bicchiere di whisky”. Kosmo risponde che: il whisky sicuramente ci sta (soprattutto Southern Comfort), i Joy Division anche sì, ma a casa ci stanno quelli che frequentano i centri commerciali e le pollerie di provincia, ovvero quei posti dove si mangia il polletto sotto le note di Maracaibo... Noi di Kondoria invece, siamo qui per seguire la continua evoluzione del celebre brit-pop che oramai imperversa da decenni (The Smiths dice niente?), ovvero da ben prima che la ragazzotta nascesse.
Consueto beer-moment, e alle 20 salgono sul palco gli Art Brut, una band a noi sconosciuta. Poco male, una giusta occasione per vedere cosa sono capaci di fare! La prima cosa che ci colpisce è il bizzarro atteggiamento di Eddie Argos, front man e leader del gruppo. Con il suo look elegante, un po’ modernist, ci trasmette tutta la sua carica e ci regala anche la sua vena di follia quando scende dal palco, oltrepassa le transenne ed inscena una specie di pogo-trenino con i festivalandi. E non finisce qui, il londinese Eddie, personaggio veramente sopra le righe, si lancia pure in demenziali monologhi tra una canzone e l’altra. La performance dei Brut è un pulsante mix di pezzi nuovi e vecchi (tratti da Bang Bang Rock and Roll del 2005 e It’s A Little Bit Complicated del 2007), dove viene fuori un mood brit-pop pulito e un po’ volto al punk, che incrocia pure atmosfere di stampo intellettual-poetico visti i testi impegnati ed il parlato quasi da profeta di Argos. Il live, entusiasticamente apprezzato dal pubblico del Traffic, si conclude con un “Good Weekend!” e con l’immancabile coro “Art Brut! Top Of The Pops!", che coinvolge tutti noi e consacra l’energia della band londinese.
Dopo un’oretta passata all’insegna dell’energia degli Art Brut si cambia decisamente registro quando sul palco arrivano The Coral. Lasciamo in disparte le sfumature punk per calarci in un pop psichedelico con reminescenze pinkfloydiane. La sopraggiunta oscurità e le soffuse luci del palco creano quella giusta atmosfera che non fa certamente rimpiangere il pulsante touch dei Brut.  La band di Liverpool si rivela una delle più interessanti novità dell’attuale scena britannica, mettendo in fila pezzi come Dreaming Of You, Who’s Gonna Find Me, In The Morning, Goodbye, Don’t Think You’re The First, Pass It On… Anche se la disumana folla oramai accorsa alla Pellerina sta aspettando con impazienza l’uscita degli Arctic Monkeys, The Coral ricevono un’entusiastica approvazione da parte del pubblico presente.
Alle 23 arriva il momento che tanti ventenni presenti aspettavano, Alex Turner e compagni finalmente salgono sul palco: sono gli Arctic Monkeys!!! I ragazzi di Sheffield sparano subito The View From The Afternoon e la recentissima Brianstorm, un delirio collettivo con l’inevitabile pogo dimostra tutto l’affetto del pubblico italiano per i Monkeys. 
Lo show è un lungo viaggio (quasi due ore) attraverso i due album finora all’attivo, e l’entusiasmo sale inevitabilmente sulle storiche When The Sun Goes Down e I Bet She Look Good On The Dancefloor. I giovanissimi inglesi dunque non si risparmiano, anzi si divertono, fanno divertire e pure il timido Alex, talvolta, dialoga con il pubblico. A fine concerto ti rendi conto che gli Arctic Monkeys non sono quella meteora che tanti prospettavano dopo il botto del primo album legato anche al fenomeno MySpace. Questo è senza dubbio dimostrato dall’ottimo secondo disco e dall’intensità di tutti i brani durante i live.
Ma Kondoria, in realtà, che giudizio dà sui giovanissimi ragazzi di Sheffield??? Beh, si tratta sicuramente di un puro rock adolescenziale. Purtroppo durante il concerto si è avuta la sensazione che le canzoni siano un po’ troppo simili tra loro. Inoltre non sono riusciti a far emergere le interessanti melodie dei lavori in studio perché il suono live era troppo sporco e veniva esaltata soltanto la ritmica. Infine peccato anche per l’eccessiva timidezza di Turner che accompagnata dalla staticità dell’intera band sul palco rendeva l’intero spettacolo decisamente poco teatrale…
Stay tuned per la cronaca del quarto giorno!
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