 Ci dev’essere qualcosa che non va: l’altra sera ero a una pregevole serata “alternative” e il DJ ha legnato per un’ora e mezza con della sana electro oscura. Tutto bene, ma l’atmosfera decollava fino a un certo punto... A un bel momento il selecter che fa? Ti mette su i New Order di Blue Monday, anno di grazia 1983, e la pista esplode! Ma cosa sarà mai successo di così straordinario, in quegli anni ’80, da farceli rimanere tanto nel cuore? Per rispondere devo invocare una vestale di quel periodo: Diana Est.
Se qualcuno storce già la bocca pensando a una canzoncina di plastic-pop come Tenax (il pezzo-bandiera di Diana), è fuori strada: c’è qualcosa di molto più profondo in quegli anni e nei pezzi che li hanno rappresentati, di quanto gli amanti delle successive epoche grung ayurvedic buonist bioediliz jazzat crossoverat equo&solidal impegnate ci vogliano far credere. Sì, decisamente gli anni ’80 non sono stati solo “trucco&parrucco”, capelli cotonati alla Robert Smith e stupide giacche da ussaro stile Adam Ant: sono stati un’epoca in cui è nato tutto quello che ancor oggi ci circonda, che ispira la nightlife e lo stile. Immagino che per chi oggi ha vent’anni risulti un po’ difficile credere in pieno ad assunti così forti, ma è proprio la canzone di Diana Est a tracciare la strada di una certa estetica e un certo stile di vita, edonista e votato al bello.
 A essere sinceri, i testi della canzone li ha scritti Enrico Ruggeri, uno che a me non è mai stato simpatico “a pelle”, come si dice, ma che indubitabilmente nei primi anni ’80 ha creato alcuni capolavori italian-pop come Contessa, Il Mare d’Inverno e Polvere. Poi il tempo è passato, e insieme ai capelli di Ruggeri si dev’essere portato via anche le sue buone idee fino a renderlo quel cantautore pesante e palloso che è oggi… Ma torniamo a Tenax: vi si celebra “una notte estetica”, ovvero quella risorgenza di stile, voluttà, piacere ed edonismo che dagli anni ’80 in poi non ci ha mai abbandonato e non ha mai smesso di esercitare il suo fascino su molti di noi. E poi, “un inconscio fragile”, chiaro simbolo delle incertezze, debolezze e appunto fragilità che agitano gli animi di tutti noi esteti e fashion victims. Ma è soprattutto un altro verso a segnare il trionfo dell’edonismo snobista, un verso che non ha bisogno di ulteriori miei commenti: “non è più credibile la normalità”. Ecco, non c’è senso a vivere la vita da “persone normali”, che poi è la stessa cosa che diranno esattamente vent’anni dopo gli Ark con la memorabile It Takes A Fool To Remain Sane, altro anthem glorioso bollato come “canzoncina” solo dagli insipienti e dai portatori di Clarks…
La sottile vocina di Diana continua Tenax scandendo verità ancor oggi incrollabili, e tutto il secondo verso della canzone è un capolavoro:
I capelli immobili con disegni statici ed un trucco energico da guardare subito Val la pena vivere solo dalle undici posso solo ridere nell'oscurità
Ecco ancora l’estatica dell’estetica che ritorna, il restare congelati in un fotogramma di abbagliante nitore e colori fluo tipici ’80: del resto, in quello stesso 1982 anche i DAF intitolavano un loro brano Verehrt Euren Haarschnitt (Adora il tuo taglio di capelli)! Ma la verità più profonda sta nel proclama che “val la pena vivere solo dalle undici”: cosa sono le ore di luce per noi fini esteti se non vuoto riempitivo, attimi di noia o, al massimo, momento deputato allo shopping e alla preparazione dei look che poi sfoggeremo nella notte, in quell’unico momento ove possiamo essere veramente noi stessi e farci beffe del mondo circostante (“Posso solo ridere nell’oscurità”)?
 Diana Est all’inizio certo era un personaggio appena abbozzato: nella sua breve carriera articolata su tre singoli (oltre a Tenax, si ricordano la discreta Le Louvre e la triste, tangata e conclusiva Diamanti) si riesce chiaramente a percepire la crescita di uno stile, di un’immagine che sta appena venendo a fuoco. Nelle prime apparizioni televisive la giovanissima Diana affida tutta la sua immagine a una danza approssimativa e molto ottantesca, a un look in toga antico-romana e soprattutto a una pettinatura a disco volante asimmetrico (definizione molto “Eighties”...) che oltre a rappresentare lo stile emergente del periodo serve anche a mascherare l’importante naso della fanciulla. Anzi, è proprio questa combinazione di acconciatura e “gestione strategica” del profilo che indurrà Diana a scuotere ritmicamente il frangione e a buttare la testa ora a destra ora a sinistra, con un risultante effetto di sicuro e affascinante snobismo che lascia affiorare il suo sguardo solo di quando in quando. Nelle successive apparizioni legate a Le Louvre il look di Diana sarà più focalizzato e curato nel dettaglio, ferma restando l’impostazione di base: la sua natura di personaggio imprendibile, elegante, evanescente e in qualche modo mitologico ne verrà confermata.
“Forse è già mattino e non lo so”, continuo a ripetere nella mia testa, pensando all’incedere granitico della Linndrum (la batteria elettronica per eccellenza di quel periodo) e al saltellare del sequencer che disegna la linea di basso. E allora un vortice mi rapisce e mi riporta in pieno in quei fantastici anni ’80: anni in cui l’Italia era già un paese moderno, ma non ancora disperato e senza futuro come lo è oggi. Anni in cui erano le aziende a contattare direttamente i neolaureati per proporre loro un lavoro a tempo indeterminato, e non occorreva invece strisciare a terra come oggi per ottenere al massimo un contratto indecente frutto della legge Biagi. Anni in cui non esistevano i programmi urlati, sguaiati e volgari di Maria De Filippi e Simona Ventura. Anni in cui non c’era un’immigrazione selvaggia e stracciona a minacciare (in maniera più immaginaria che reale, bisogna dire) la sicurezza delle nostre città di provincia. Anni in cui non c’erano coglioni che, vista di sfuggita la lezione di Keith Haring, vanno in giro a sprayare obbrobri sulle facciate delle case credendo di fare Graffiti Art. Anni in cui la politica era governata da professionisti, un po’ corrotti forse, ma comunque assai più capaci di quei giullari che oggi vogliono fondere da un lato nazionalismo con leghismo, e dall’altro cultura cattolica con cultura marxista. Anni in cui non c’erano le stragi tra vicini in cui famiglie intere vengono fatte a pezzi a colpi di sega elettrica. Anni in cui l’AIDS non aveva ancora colpito duramente, e il sesso non era continua minaccia. Anni in cui vestirsi bene e curare il look era sintomo di gioia di esserci, di concezione artistica dell’esistenza e di orgoglio del sé, e non invece sintomo di appartenenza al popolo dei tronisti tatuati e palestrati di oggi. Forse è già mattino e non lo so, ma tutti noi viviamo ancora nel sogno di quegli imperdibili ed eterni primi anni ’80… Le immagini di questo servizio sono tratte dalle apparizioni televisive di Diana Est a RaiUno, Canale 5 e Retequattro reperibili su You Tube.
1. Inviato da leonardinha , il 04-01-2008 22:05 L\'ho ballata al Plastic a Capodanno... Sembravamo una grande famiglia votata al culto degli Ottanta: fantastico. |
2. Inviato da senectus, il 17-11-2008 01:09 le cose che dici sull'ideali dell'edonismo portati da questa canzone la sminuiscono, non sono del tutto appropriati e non sono minimamente d'accordo. la tua visione idilliaca degli anni '80 poi è completamente stupida: in quanto a corruzione - c'era la P2; in quanto a stragi - ce n'erano già state tantissime! e ci sarà LUDWIG, i simpatizzanti nazisti, che daranno fuoco alle discoteche; sugli straccioni che infestano le città di provincia.. preferisco non commentare. Forse semplicemente non capisco la visione del mondo "esteta e fashion victim", o forse non l'hai capita tu, e fondi menefreghismo ad edonismo. |
3. Le Louvre Inviato da
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
, il 10-01-2009 22:17 Definire Le Louvre \"discreta\" è inesatto e sicuramente un falso storico. Quella canzone, purtroppo per la tua definizione, è uno dei più importanti manifesti della New Wave Italiana, impreziosito dal testo visionario e dark e dai suoni sintetizzati. Probabilmente sei stato fuorviato dalla disattenzione perchè la tua definizione è indice di ascolto veloce e disattento, nonchè di non conoscenza della storia musicale dei primi anni \'80. Le Louvre è un\'opera inattaccabile e indistruttibile, fuori dal tempo direbbe morgan, e distruggerà la civiltà delle banalità. |
4. R: Le Louvre Inviato da Giorgio Galorno, il 11-01-2009 04:02 Rispondo io in questo periodo in cui HF non e' in Italia, ma l'ho sentito al telefono... Guarda, se non sei d'accordo col suo commento, con Kondoria e ti piace Le Louvre, va benissimo. Meno bene va il fatto che tu dica che Hugo Fast non conosce la storia musicale dei primi anni '80, visto che la conosce benissimo per averla vissuta in prima persona in quegli anni, aver comprato il suo primo synth nel 1981, aver acquistato Never Mind The Bollocks nel 1978, aver sentito Metamatic nel 1980 ed essere oggi (con uno pseudonimo) uno dei piu' importanti giornalisti musicali italiani. Morgan poi, rispetto alla new wave, e' un parvenu: avra' anche fatto il cash con X-Factor e composto un disco adorabile come Zero dei BV, ma da allora ha finito le idee, e rispetto a quella scena e a chi l'ha vissuta veramente resta un parvenu. Magari se mi citavi un'opinione del pur bollito Bowie, o di Midge Ure era diverso, ma chiamare in causa l' "artista spettinato" (definizione del collega Massimo Poggini), solo per evocare un concetto cosi' ritrito come il "fuori dal tempo", suvvia... Detto questo, sappi che pubblicheremo qualsiasi tua replica ma non risponderemo piu': siamo democratici ma non abbiamo poi tutto questo tempo da perdere con chi si diverte a sparare a caso verso chi non ha idee uguali alle sue! PS: Ma allora ti piace anche Giusy Ferreri, si'? |
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.3 |