Ho grande simpatia e solidarietà per tutti i precari, perché secondo me oggi la società neoliberista li sta sfruttando in modo indegno e nega loro la piena dignità di lavoratori: il mutuo in banca che non si può richiedere, le vacanze che non si possono programmare, i turni e le richieste più impossibili da parte del datore di lavoro saranno tutti luoghi comuni di questa categoria, ma sono luoghi comuni dannatamente veri. A maggior ragione ho una simpatia nei confronti di Max Cosmico, che qualche tempo fa mi ha scritto la seguente mail: “Sono un 33enne di Rimini, arcistufo e sconcertato dalla precarietà lavorativa e dalla mediocrità in cui vive oggi la mia generazione, sfruttata dalle imprese per il tramite della Legge Biagi. Per questo motivo sto conducendo una battaglia artistica contro tale legge e ho composto un blues (1000 Euro blues) per diffondere il nostro malessere generazionale serpeggiante.
Credo che in Italia ad oggi manchi un rappresentante delle nostre frustrazioni. Non esiste nel panorama musicale italiano chi si occupi di noi, che parli dei nostri veri problemi: basta con i posticci “gangster rap” all’italiana, che propinano temi improbabili e assolutamente personali (del tipo “Mio padre ha sparato a mia madre”, “Ho passato l’infanzia al riformatorio”, maddai...). E basta anche con le sdolcinatezze sentimentali alla Zero Assoluto proposte in serie. I veri problemi non sono questi: i problemi sono il non arrivare alla fine del mese con 1000 Euro, il non poter offrire una cena alla nostra ragazza, il non poter comprare una casa, fare figli, la totale incertezza sul futuro, e l’andare agli aperitivi non tanto per moda ma per scroccare una cena al prezzo di una birra. Precari di tutto il mondo, unitevi!”
Condivido tutte le cose che dice Max, mentre ho qualche riserva sul blues e l’operazione Generazione 1000 Euro: a parte che a me il blues fa schifo, anzi più precisamente nel mio orizzonte musicale interamente elettronico il blues semplicemente non esiste, richiamo quanto ha già detto sulle colonne di Kondoria Giorgio Galorno nell’eccellente articolo “Low Cost/High Life”: “Generazione mille Euro (Incorvaia/Rimassa, Rizzoli editore) è un romanzetto buonista che racconta dell’attuale generazione di trentenni disossati che accettano con un educato atteggiamento “politically correct” qualsiasi usura, sopruso e privazione dei più elementari diritti dei lavoratori, ovvero cose che trent’anni fa avrebbero causato nei giovani di allora atteggiamenti di ribellione armata, esproprio proletario e via settantando.” Essì, perché a noi esponenti del cattivismo, Generazione mille Euro sembra appartenere al filone di pensiero buonista!
Ma niente paura, a questa obiezione Max Cosmico così risponde: “No, no, il punto di arrivo che mi propongo di raggiungere è licenziarmi, mandare tutti a cagare, guadagnare bene con la mia arte e permettermi di pisciare in testa a tutto l’aziendalese: il lavoro di squadra, l’empowerment, l’essere “skillati”, le giacche e cravatte, gli aloni putrescenti e tutti gli altri luoghi comuni. Io non sono affatto un buonista: sono rancoroso, distruttivo, incazzato come una biscia! Agli autori di Generazione mille Euro riconosco senz’altro il merito di aver creato involontariamente un filone artistico, un grande calderone in cui noi, appartenenti a questa mediocre e smidollata generazione, possiamo riversare le nostre frustrazioni lavorative.” Beh, detta così sì che mi sta bene! Secondo me, Max Cosmico potrebbe tenere a battesimo una interessante galleria di personaggi e meschinità provenienti dal mondo del lavoro precario, anzi, credo che in quel mondo ci siano tante di quelle ispirazioni da farne una serie lunghissima! Del resto, il mio articolo L’uomo senza stile (che vi invito a riscoprire), come credete che sia nato se non dall’osservazione della gente che ho incontrato nel mio lavoro decennale per una multinazionale, e nelle soste negli Autogrill delle mie allora frequenti trasferte??? Pensate che a un bel momento volevo addirittura scrivere un libro che raccogliesse tutta una serie di aneddoti di squallore aziendale (e ne conoscevo veramente tanti) e poi come sempre si rinuncia per mancanza di tempo… Se posso permettermi un suggerimento, a questo punto la prossima missione di Max dovrebbe essere quella di mettere alla gogna i direttori del personale che propongono con serenità e sussiego contratti vergognosi e impresentabili, i suoi coetanei arrivisti che si piegano a tutto ciò e anzi assecondano il capo aguzzino per fare bella figura, gli ex-compagni di studi che, abbandonata l’immagine da cazzari che avevano all’università, oggi girano tutti impettiti in gessato e valigetta finto-executive solo perché una società di consulenza aziendale li ha presi come junior consultant e li tiene in ufficio fino alle nove di sera ogni giorno con la promessa di “sviluppi futuri”.
Alla fine, ci siamo convinti: Max Cosmico è uno dei “nostri”, uno che su queste cose la pensa come noi e che ha avuto la capacità e la bravura di rappresentare in una canzone (vabbè, è un blues, ma non si può avere tutto…) la vita, le paure, le frustrazioni, la quotidianità, le amarezze di una generazione di trentenni con laurea e contratto a progetto. Ma Max rappresenta anche le loro speranze, la loro voglia di riscatto e quella di non “darla vinta” a chi dieci anni fa magari non avrebbe avuto nessun problema a farti un contratto a tempo indeterminato, ma che oggi grazie alla disponibilità di una legge infelice “ci marcia” e preferisce scaricare sui giovani la sua sete di profitto.
Max Cosmico, machissei??? Sei uno in gamba, non mollare e continua a scroccare pranzi da 1000 Euro a questa gente! Per approfondire: www.myspace.com/maxcosmico
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