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La One Night al Windows On a World con Fantastic Plastic Machine! Stampa E-mail
di Netdruid   
venerdì 25 maggio 2007

Abbiamo valutato a lungo l’opportunità di pubblicare o meno il racconto di un’esperienza di qualche tempo addietro, poiché si riferisce a un posto che oggi non esiste più. Questo posto è una delle due Torri Gemelle del World Trade Center distrutto dall’attentato dell’11 settembre 2001. Alla fine abbiamo optato per raccontare comunque di un esperienza reale e intesa, che proprio la memoria aiuterà a tenere viva anche se nel frattempo “quel posto” non c’è più.
L’articolo vuole anche essere dedicato al ricordo di tutti coloro che con il loro lavoro si sono prodigati per farci passare una così piacevole serata allora, e oggi  non sono più tra noi.


La freccia indica il Windows On a WorldManhattan, NYC: di giorno così caotica, adrenalinica, veloce, ma… di notte? Ovviamente la città offre tutto di tutto, ma bisogna essere preparati, sapere già dove andare, con chi andare e perché andarci, altrimenti rischiate di girare a vuoto come zombie in una città che solo apparentemente sembra aspettare una nuova frenetica giornata di lavoro.

Io sapevo esattamente cosa chiedere alla notte newyorchese… Basta locali in capannoni sfitti, vecchie cantine oppure ex gallerie del metrò. Volevo affacciarmi da una “finestra” con un drink in mano e osservare dall’alto la città nella notte, mentre dietro di me si scatenano le più eleganti anime  al suono di una sublime house music.
Fortunatamente, dopo un’abile ricerca on-line prima di partire per la grande mela, trovo quello che sto cercando: la One Night del lunedì sera al Windows On a World, ultimo piano della torre nord del World Trade Center (WTC ovvero le Torri Gemelle), organizzata dalla Irma America (succursale dell’italiana Irma Records) con DJ-set di Tomoyuki Tanaka, più conosciuto come “Fantastic Plastic Machine” !

Alcuni giorni prima del fatidico lunedì ci rechiamo in perlustrazione strategica, approfittando dell’immancabile gita turistica sul tetto del Word Trade Center da cui si gode una vista mozzafiato su tutta la penisola di Manhattan.

Il ristoranteOvviamente il mio sguardo si ferma sulle finestre dell’ultimo piano della torre vicina, il 108°; dietro quella fila di vetri si trova il  Windows On a Word, famoso ed esclusivo ristorante del tipo “si  paga anche la vista” e super-club annesso! Finita la visita turistica e le perquisizioni anti-attentato (che poi, come si è visto, non sono servite…) ci precipitiamo nell’atrio della torre vicina con la speranza di salire fino al 107° piano per avere qualche invito per la serata e magari pranzare con una costosissima insalata. Speranza vana, veniamo subito fermati da un grosso energumeno il quale, visto l’abbigliamento “casual” non ci fa nemmeno entrare nell’ascensore. Spiego le mie intenzioni ed il mio interesse per il party del lunedì e lui, con tono freddo e distaccato, mi risponde di ritornare appunto lunedì: non ci sono né inviti né biglietto, l’entrata è “ovviamente” gratis, se sei fico entri altrimenti no, punto.


Netdruid al Windows On a WorldArriva il fatidico lunedì sera e ci prepariamo per la serata. Per non sbagliare esageriamo un tantino: io sfoggio un completo nero con giacca beat inglese su camicia e cravatta grigio topo (che fa molto NY), insieme a occhiali sessantissimi in bachelite nera; Raffaella, la mia dolce sposa,  indossa un “semplice semplice” abitino bianco… ma…. assolutamente originale degli anni ‘60 (roba da Piper!!!) con un soprabito bianco stile “donna-manager-lavoro-per-Vogue”(e anche questo fa molto NY)! Ore 22 in punto: dopo una cena veloce a Times Square (Raffaella deve mostrare un documento al cameriere per avere una birra!!!), arriva il taxi che ci porta al World Trade Center. Arriviamo davanti all’atrio dell’immenso grattacelo e c’è una nutrita fila di gente davanti all’ascensore che vorrebbe salire. Il tassista, vedendo la fila, si offre di aspettarci nel caso… Nel caso…? Nel caso cosa??? Entriamo spavaldi, saltiamo la fila passando velocemente davanti a tutti e senza guardare  in faccia nessuno, con la coda dell’occhio scorgo l’energumeno della security, ci vede e con la mano inizia a spostare la transenna (evvai, è quasi fatta), ci ferma all’ultimo istante: “We are here for the Irma’s  party…” gli dico velocemente con “tono  Milano” e come per magia  le porte dell’ascensore si aprono, entriamo, si richiudono,  dentro siamo soltanto noi ed un altro energumeno della security che preme il tasto del 107°: è fatta!!! Stiamo salendo a velocità Warp verso il punto più alto di tutta New York City. Magari con un po’ di pazienza si entrava anche senza scene da VIP, ma rimane la soddisfazione di poter dire “già fatto” quando in televisione si vedono situazioni simili in telefilm tipo “Sex and the City”.

Fantastic Plastic MachineIl club è un’ampia sala con pavimento a vari livelli. È circondato dalle caratteristiche finestre del WTC ed occupa circa metà superficie della torre: nell’altra metà c’è il ristorante. Il club è ancora abbastanza vuoto, quindi andiamo a curiosare al ristorante, dove facce Beutiful-style stanno cenando al lume di candela mentre assaporano vini italiani e francesi (appena discreti) a prezzi da furto. Decidiamo di ritornare al club, che nel frattempo si sta riempiendo, ordiniamo due Margaritas e scopriamo con gioia che lì i prezzi sono di gran lunga più umani.
La fauna del locale è un misto di look mod  anglosassone + grunge giapponese e ciò non ci dispiace, anche se ci sentiamo un tantino troppo fighetti. Alle 23 precise inizia a suonare Fantastic Plastic Machine, buffo grosso giapponese esponente del movimento cultural-musicale Shibuya-key del quale appartengono anche Pizzicato Five, Cibo Matto, Kahimi Karie, Cornelius, ecc… Potremmo sintetizzare lo Shibuya-key un mix tra il Japan-pop e il francese  yè-yè  con spiccate influenze che arrivano da tutta la produzione musicale anni ‘60-‘70 e soprattutto dalle colonne sonore dei film dell’epoca.

 Il DJ-set inizia con allegre sonorità tipicamente latin-house, per poi via via arricchirsi di melodie lounge,  jazz e bossanova, sempre sapientemente prodotte su ritmiche e bassi in 4/4. Dopo un’ora  il club viene invaso dagli ospiti del ristorante per quattro salti digestivi. La fauna si arricchisce così con la presenza di vecchi marpioni americani con i dollaroni al posto delle pupille, babbione incartapecorite e quasi anoressiche in abiti Valentino, giovanissime pin-up dai siliconi prorompenti: quest’ultime contrastano in maniera evidente con le loro coetanee giapponesi, piccole e orsachiottose. Arriva il momento di avventurarsi nell’immancabile toilette; lì mi accoglie, in modo quasi imbarazzante, una specie di personal-maggiordomo che mi apre le porte, gira per me le spine del lavabo (marmo e oro…), mi chiede quale sapone voglio per le mani ed infine mi porge l’asciugamano. Io non sono il tipo che nota differenze razziali in un contesto festaiolo, ad eccezione di una spiccata propensione per il ritmo ed il ballo delle persone di colore che sempre osservo con molta invidia, ma qui la differenza si nota ed è inquietante: il “maggiordomo” è l’unica persona di colore nel locale! Probabilmente si tratta solamente di una coincidenza... Ben presto però l’imbarazzo cede il posto al cinismo matematico; il tizio si becca minimo 5$ di mancia a pulita di mani, il che fa un minimo di 500$ alla sera (ma credetemi, minimo), che per almeno 16 serate al mese fanno 8000$ ! Cerco di analizzare la cosa: il tuo lavoro è fare il servo nel cesso di un locale, ma, se sei bravo, ti porti a casa un reddito pari a quello di un dirigente italiano! Questa è l’America, con una delle sue tante contraddizioni. Nel bagno delle donne, ovviamente, la corrispettiva si occupa anche di rifare il make-up delle signore con ciprie, ombretti, stucchi e pitture varie, sempre in cambio di laute mance. 

Fantastic Plastic Machine al WOW
La serata continua e ci precipitiamo nelle danze al ritmo delle musiche (remixate) di Piero Piccioni, storico maestro italiano che fece le colonne sonore di quasi tutti i film di Alberto Sordi. Finalmente posso coronare il mio sogno: drink alla mano mi affaccio alla finestra e sotto di me, ma molto, molto al di sotto, le luci di Manhattan… L’atmosfera però non sembra tipicamente newyorchese, fa volare la fantasia, le luci della metropoli sembrano pian piano trasformarsi in quelle di altre città: osservando la fauna ballante sotto il DJ ci sembra di essere a Tokyo, mentre la musica ci  porta nella  “Dolce Vita” romana! Un bel trip, non c’è che dire!

Netdruid alla serata al WOW

Alle due, sul più bello, chiude tutto, tutti a nanna! E beh, oggi è lunedì, e che ci crediate o no, a Manhattan si lavora la mattina dopo! Un tassista indiano ci aspetta, e mentre partiamo in direzione nord verso Times Square ci chiede com’è stata la festa, in modo veramente dolce e garbato. Rispondo con quattro parole standard di circostanza, lui non immagina proprio che la cosa più costosa della nostra serata sarà il suo taxi! Mentre ci allontaniamo mi giro per dare un ultimo sguardo all’imponenza del WTC. Sarà veramente l’ultimo.

 

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  Commenti (1)
1. Era davvero unico
Inviato da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , il 05-02-2008 17:17
Conosco bene il posto di cui parlate in questa " recensione " ci ho passato il capodanno del 2000 e ci sono stato due valte negli anni trascorsi a new york era un posto magico e ci lavoravano delle persone capaci di trasmetterti delle emozioni forti almeno quanto era in grado di farlo quel posto unico come il windows on the world ed è a loro che spesso ripenso con le lacrime......... 
 
Antonio

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