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Prima e dopo il concerto di John Foxx Stampa E-mail
di Kosmø Ohm + Kain Malcovich   
mercoledì 18 aprile 2007

Hugo Fast e Kosmø Ohm partono da Trieste e raggiungono Cento, luogo del concerto-evento di John Foxx e Louis Gordon. Lì incontreranno, per la prima volta in carne ed ossa, Kain Malcovich, arrivato rocambolescamente da Bologna. Quelli che seguono sono i racconti di Kosmø e Kain della serata. Enjoy!!!

Kosmo Ohm, Kain Malcovich, Louis Gordon, Hugo Fast


Kosmø Ohm: Una notte a Cento per John Foxx
Certo che dire “Siamo andati a Cento per assistere al concerto del Godfather of electro music” rende il tutto abbastanza banale. Ma cosi non è stato affatto: innanzitutto l’operazione “Foxx” è costata a noi 12 tiratissime ore, e forse qualcosina in più per il nostro fumettista, bolognese d’adozione, Kain Malcovich (istruttivo in questa direzione il suo racconto che trovate più sotto in questa pagina…).

Dopo numerose ore passate in autostrada (sfruttate per ascoltare un po’ di electro-touch alla Gui Boratto e Tomboy) il navigatore, in fase quasi crepuscolare, annuncia l’uscita per Altedo. Bene, era ora che incominciassimo ad addentrarci nella provincia emiliana. Il paesaggio che ci circonda sinceramente non è il massimo: la classica pianura italiana costellata da una urbanizzazione disordinata ed invadente figlia della crescita demografica post-bonifica, e dall’incessante avanzamento industrial-economico. I malinconici ed eterei lunghi orizzonti, intervallati da qualche casolare, sembrano proprio non appartenere più a queste terre…

Poco male, ci si consola con l’arrivo a Cento. Un grazioso borgo d’origine medioevale, caratterizzato dalla presenza di portici che fiancheggiano le strade principali e dai colori giallo-rossicci che si alternano sulle facciate delle case accostate. Cercando un adeguato parking, i nostri occhi rimangono incuriositi dalla toponomastica: “via XXV aprile”, “via Matteotti, “via 2 giugno (1946)”. Niente di così strano, se pensiamo che siamo nella cosiddetta cintura rossa (per colpa di ‘sto Partito Democratico, definizione oramai obsoleta mi sa…). 

Piazza del Guercino e la giostra rosa

I tempi per la cena sono oramai prossimi, e decidiamo di raggiungere l’antica osteria da Cencio, gentilmente consigliataci dall’amico Sergio degli Act Noir. Ci resta ancora qualche minuto per visitare la cittadina: davanti a noi ad un certo punto si apre la piazza principale intitolata al Guercino (noto pittore locale dell’età barocca), impreziosita per l’occasione da una pakkiana e alquanto disgustosa giostra rosa.
Dopo ‘sta visione aberrante, forse è meglio che entriamo da Cencio… L’aspetto è proprio quello di un’antica osteria (i piatti qui venivano già serviti nel 1850): ambiente piccolo, look essenziale, sobrio ed impreziosito dall’elegante arredamento in arte povera, antico e ricondizionato.

L'Osteria da CencioFinalmente ci accomodiamo e consultiamo il menù: tutto è improntato sulla cucina tradizionale del territorio. Tra gli antipasti spicca il piatto misto di affettati con la mortadella del presidio Slow Food, mentre passando ai primi troviamo la pasta fresca fatta in casa: le tagliatelle, i tortelli di zucca al ragù di carne e i garganelli con pancetta affumicata, rucola e pinoli, giusto per citarne alcuni,
I secondi sono all’insegna della carne, soprattutto di manzo, accompagnata da asparagi, carciofini e altre verdure fresche.
Quelli di Kondoria, ovvero Kosmø e Hugo Fast che prendono??? Mah, partiamo con l’affettato DOC accompagnato da un ottimo Traminer (gentilmente consigliato dalla direzione, vista la lista infernale di 250 etichette nazionali) e dai ferraresi, il noto pane locale.

L'interno di CencioPassiamo ai primi e ci buttiamo sulla pasta pinoli-pancetta che si rivela davvero gustosa. Rapidamente finiamo con un piatto di verdure grigliate sorprendentemente appetitoso contro ogni nostra aspettativa: il dolce ci stava tutto (la Bavarese alle fragole doveva esser nostra!), ma la nostra attività di nightlifers ci impone di svolgere la cena in tempi rapidissimi.
Il conto? Beh, in linea con quello che abbiamo degustato: a titolo informativo qua si parte dai 25 Euri per una cena completa, fino all’infinito se si vuole anche favoleggiare con le etichette dei vitigni supremi.

Lasciamo la storica osteria (ah... dimenticavo, pare che uno dei soci sia Red Ronnie, e tiro un sospiro di sollievo per non aver incontrato il Ligabue di turno con tanto di chitarra) e raggiungiamo il luogo del concerto, l’auditorium Pandurera. Rapido giro di telefonate ed in successione appaiono Kain Malcovich e Sergio Calzoni leader degli Act Noir (sulla band troverete presto qui un interessante approfondimento).
C’è giusto il tempo per la classica scenetta di Kosmø che va in cerca della maglietta “foxxiana” e per fortuna la trova. Anzi è proprio Louis Gordon (artista-collaboratore di John Foxx) che si preoccupa di procurarmi la taglia giusta. Il curioso siparietto ci permette anche di scambiare qualche battuta con ‘sto inglese simpaticone che ci trasmette tutto il suo amore eterno per la musica di Foxx. Da lì a poco ci aspettano le poltronissime del Pandurera, e cosa volete che facciamo? Ci accomodiamo sospirando e attendiamo la performance di apertura degli Act Noir, che si rivelano un interessante gruppo dark contaminato dall’elettronica.
Dopo quasi un’oretta di sound “Noir”, arriva finalmente il momento di John Foxx. Sull’artista non vi dico altro (ci ha pensato Hugo Fast in questi due articoli) , ma vi lascio comunque con il mio entusiasmo per aver potuto sentire “My Sex”, ultima traccia dell’album “Ultravox!” che, discostandosi dal resto delle song in chiave punk, segna il passaggio al magico mondo del synth e della new wave. Era il 1977… ma la ricerca stilistica di quegli anni sembra ancora oggi molto, ma mooolto attuale! 

Kosmo Ohm e Hugo Fast con il manifesto del concerto
Dopo aver acclamato la performance del pionieristico artista inglese, con fare un po’ fanciullesco ci prendiamo le locandine dell’irripetibile evento.
Ora non ci resta altro che salutare il nostro simpatico Kain (tra qualche riga potrete seguire il suo sciagurato rientro), e cercare di raggiungere nuovamente l’infinita autostrada. Questa volta il navigatore fa un po’ le bizze, e ci fa fare qualche kilometro in più sulle provinciali dell’entroterra ferrarese. 

Il manifesto di "Milano Calibro 9"In una zona semi-urbanizzata notiamo da lontano quella che dovrebbe essere una discoteca. Nell’avvicinarsi notiamo una specie di capannone prefabbricato con una scritta “Night Club” oramai degna di un oggetto cult di modernariato. La tentazione è quella di entrare per vedere se c’è la moquette rossa, qualcuno che ordina un whisky allungato con il Ginger Ale e i camerieri con il papillon… Ma sicuramente dentro non ci saranno né Barbara Bouchet né Gastone Moschin, come nel film “Milano Calibro 9”. Pertanto, l’aspettativa di vedere qualche banale gallina orfana della Perestroyka in cerca di moneta sonante e qualche viscido professionista alcolizzato in cerca di compagnia non ci aggrada per niente: decisamente meglio l’autostrada e un comodo letto, anche se a tarda nottata… Alla Prossima!!!

Kosmø Ohm

 

Dal libro di bordo di Kain Malcovich, domenica 15 Aprile 2007, 2:59 PM
Giovedì sera Hugo Fast di Kondoria mi manda una mail. A Cento, vicino Ferrara c’era il concerto di John Foxx, ex-Ultravox, e lui e Kosmø Ohm andavano.
Beh, che ho da fare di meglio?
Trovo il biglietto, mi butto su un treno. Una passeggera mi dice che non ci sono autobus per andare a Cento a quell’ora. Bene. Io noleggerò un cavallo, ruberò un taxi, calpesterò una vecchia. Devo far qualcosa. Arrivato a Ferrara becco un tipo. Sulla quarantina, espressione da bambinone, mani paffute. Mi guarda: “Ma tu va al concerto di Foxx?”

Come facevi a saperlo, chi te lo ha detto, parla figlio di puttana!
Intuito. Mi dice che un bus c’è. Salgo con lui. L’autista ci chiede se abbiamo un biglietto, gli diciamo di no e lui comincia ad esporci le sue teorie sugli extracomunitari e gli italiani. Dunque non ci fa pagare il supplemento.
In viaggio osservo il mio compagno incontrato. Ha degli atteggiamenti strani. Muove le mani in modi particolari, ogni tanto si gira di scatto verso di me. Mi parla entusiasta di Foxx. Non so perchè ma ho pensato all’assassino di John Lennon. Forse sto viaggiando con l’assassino di John Foxx! Forse dovrei ucciderlo io per evitare il fato drammatico. Ma non ho le prove, il futuro sarà la prova. Arriviamo. Micheline, il tipo, scappa a trovarsi un biglietto. Io incontro Fast e Ohm. Che tipi. Ad impatto ho avuto la sensazione che se ci conoscessimo da più tempo saremmo grandi amici, non so perchè, sarà che mi son sentito subito a mio agio e che Fast avesse capito subito che non sapevo bene chi cazzo fosse ‘sto Foxx. Ero lì per conoscere, per far salire qualcuno a bordo. Foxx, ma anche Fast e Ohm, simpatico anche lui e felice di aver trovato una cazzo di maglietta. Del concerto penso che leggerete ampiamente in un altro articolo di Kondoria.

Kain Malcovich e Kosmo OhmIo vi parlo del dopo: finito il tutto ci salutiamo, incrocio Red Ronnie e quasi avrei avuto la faccia tosta di chiedergli un passaggio per Bologna poiché ero rimasto solo con una domanda: “ed ora, che sono le 2, come cazzo torno?”
Sento parlare di un party post-concerto, chiedo a due ragazze: “Non so, noi abbiamo in programma di pedinare Foxx, tu che fai?” Ragazza, salgo con voi, che ho da fare?
Di loro ricordo che erano due oratrici come lo sarebbe stato un Chupa Chups, e che una di loro aveva delle calze a rete bucate. Arriviamo, le smollo ed entro nel locale. Un locale così... folkloristico. Foxx secondo me non c’è in quel furgone e tanto meno entrerà nel locale. E così è stato. Penso che dovrò aspettare le 4 di mattina prima che riattivino i servizi urbani per tornare a Ferrara o a Bologna. Così decido di passare il tempo buttandomi nella mischia e ballando sui Joy Division, The Cure e Depeche Mode.

Mi riavvio, chiedo informazioni ad una guardia notturna mentre guardo il centro di Cento. Paese carino, eccoli i tesori nascosti d’Italia, quelli che probabilmente non vedresti mai se non per caso. La guardia mi accompagna in stazione dove ritrovo lui, l’uomo Micheline che sorride. Ridi ridi, che ora ci aspetta il freddo, e non è bello da condividere. Stavo crepando!
Arriva il bus alle 5 e mezza, salto su, torno a Bologna alle sei e mezza. La mattinata si conclude con un cornetto alla crema all’amarena disgustoso che mi ricorda gli stabilimenti di Fossacesia, non so perchè.
Poi vado a dormire.

Kain Malcovich 

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