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Eine Nacht in Frankfurt Stampa E-mail
di Hugo Fast   
martedì 03 aprile 2007
Hugo Fast al "Super-Filet"Mi trovo a Francoforte per uno dei miei soliti, pagatissimi reportage dal mondo della musica. Francoforte è una di quelle poche città al mondo dove mi muovo sentendomi “a casa” (dopo Roma e, da qualche anno Trieste, si capisce), con perfetta padronanza di vie, metropolitane, ristoranti e usanze del luogo. Quindi niente indugi: l’appuntamento delle 20,30 è nella storica Römerberg, la vecchia piazza del municipio distrutta dai bombardamenti alleati in una sciagurata notte del marzo 1944 e successivamente ricostruita nei minimi dettagli, ma visto che tutto è nuovo di pacca, gli edifici sembrano fatti con i Lego…
Ma… appuntamento con chi, mi chiederete? Beh, è semplice: in questi giorni c’è la MusikMesse, una delle più importanti fiere mondiali degli strumenti musicali e le tecnologie per lo spettacolo, e la città brulica di musicisti, dimostratori, endorser, sedicenti product manager e altro personale strano. Li riconosci, rispetto ai soliti businessmen, perché insieme a tizi in giacca e cravatta di strani colori c’è sempre qualche figuro con T-shirt, sandali con calze (fa freddissimo!!!) e panza abissale, oppure chiodo con scritta Motorhead, calvizie totale con coda da cavallo sulla nuca, baffoni ed età sul cinquantello almeno.

Eh sì, il mondo del business musicale è fatto soprattutto di questi personaggi, ed è proprio con alcuni di loro che ho appuntamento: JoJo è un giovane e prestante chitarrista di Cremona conosciuto stasera, Morillo è un autore musicale sui 55 e una vita invidiabile nello showbiz alle spalle, Gino è medico ospedaliero a tempo parziale, gran squartatore da Pronto Soccorso, amante dell’eccesso culinario ed editore di riviste di settore… Beh, gli altri ve li risparmio, perché la compilation di sconvolti che stasera sono con me è talmente lunga che finirei tutto lo spazio a mia disposizione!

Il Super-Filet!Si va, senza neanche discutere, alla Gasthof “Steinernes Haus”: questo è il nome ufficiale del ristorante, ma per tutti noi il locale si chiama “Super-Filet”, dal nome della pietanza principale in menu. Si tratta di un cubo di carne di almeno mezzo chilo che viene presentato crudo, pepatissimo e speziatissimo su una tavoletta di pietra ollare arroventata, a sua volta montata in un’incastellatura di ferro battuto adagiata su un tagliere di legno. Il tutto assume un peso abominevole e fa sì che i camerieri lo movimentino con fare estremamente “inquieto”… Il Super-Filet va tagliato a fette ancora crude: cadendo sulla pietra arroventata, le fette cuociono spontaneamente e ognuno può deliziarsi a dosare il grado di arrostimento preferito.

Il Super-Filet!Ma andiamo con ordine: ci mettiamo cinque interminabili minuti solo per comunicare la nostra prenotazione (non illudetevi di mangiare senza di essa… Anzi, otterreste solo il risultato di farvi ridere in faccia) e per guadagnare un posto sui tavoloni di legno chiaro. Un piatto con taglientissimi coltelli con cui apparecchiarsi il coperto da soli e la sbrigativa domanda del cameriere che vi urla: “B-I-E-R ? ? ?” fanno capire al novizio del locale che il servizio sarà sbrigativo al limite del violento e che la più o meno irrifiutabile birra sarà rigorosamente da un litro. Super-Filet per tutti, mentre io che preferisco non mangiare carne ordino i miei soliti Hummerkrabbenschwänze, ovvero otto code di gamberi king size che vengono serviti e cotti sulla stessa pietra ollare del Super-Filet. Appena arriva il cibo si capisce subito che la vera protagonista della serata è una tavola di aspetto coloratissimo e lussureggiante, gioia dell’occhio e del palato con tutto un set di insalate, patate, salsine e pietre ollari incandescenti. La cena prosegue tra lazzi e urlazzi (il locale non è esattamente ciò che si dice intimo e raccolto…): il medico, affettando avidamente il Super-Filet dice in solluchero “Che bello! Pare di tagliare un tumore!”, mentre Morillo racconta di un tizio che lo ha ospitato nella sua tenuta dove ha una stazione ferroviaria VERA con un treno VERO che percorre un tracciato circolare di un kilometro mentre tu mangi nella carrozza ristorante e poi ti mandano a dormire nel vagone letto…

Fantastica la tavola!
 
  
Fantastica la tavola!

I camerieri si alternano portando aventi e indietro i taglieri con le pietre arroventate e per farsi spazio non esitano a urlare qualche parola composita di 36 lettere, in un tedesco direttamente proveniente dai campi di sterminio (non so, tipo “Schwanzstruweinzkraussfiermalssgelende!!!”, o qualcosa del genere): al momento di ritirare i “vuoti” danno prova di una sorprendente forza muscolare riuscendo a impilarne al massimo quattro e spariscono velocissimi perché il passo è sempre affrettatissimo, a dare la netta idea che se si fermassero gli crollerebbe tutto di mano. Il pasto si conclude con un temibilissimo amaro che ti servono in una microbottiglietta involtolata in carta marrone e che tu di devi versare da solo (se ne hai il coraggio…), nonché con dolci piramidali che non saranno buonissimi ma ottengono comunque il desiderato effetto di mandarti via completamente intasato di cibo. Il conto non arriva quando lo chiedi tu, ma più o meno quando i camerieri si sono rotti le scatole di servirti e te lo portano spontaneamente. Se vi state chiedendo di quali cifre si parla, mettete in bilancio un sessantino di Euri per commensale. Gino nel frattempo che arriva il conto è riuscito ad andare in doppia e ha mangiato un secondo filettone accompagnandolo con un litro di Diet-Coke in cui pucciava il pane nero (…), mentre una menzione speciale la merita Bebbo, che è in transito da Los Angeles per tornare a Milano, ha uno stop-over di sei ore tra un aereo e l’altro ed è corso dall’aeroporto fino in città  apposta per approfittare di questo intervallo, unirsi a noi e smarmiffarsi un Super-Filet!

Pane nero e Diet Coke!!!

Il prossimo step è un party privato al Walden: per entrare esibiamo i VIP Pass erogati da un compiacente ufficio stampa e alla cassa ci vogliono dare in cambio due tagliandini di free drink a testa. Protesto in maniera vibrata perché mi sembra una miseria: la simpatica ragazza in cassa guarda le nostre facce, capisce subito l’antifona e srotola una striscia di free drink così lunga che alla fine non riusciremo nemmeno a finirli tutti!

Hugo Fast al WaldenL’ambiente è carino, molto lounge, ma un po’ seventies: specchi, divani super-essenziali, un bel banco bar dal quale escono drink con una solerzia tutta germanica, un ottimo sound-system che sta sparando slow-dub con bassi infernali ma nel contempo misurati. La clientela è tutta fatta di questi “vippissimi” personaggi del mondo della musica, quindi a look mortali si accompagnano panze e pelate da competizione, ma nel complesso l’atmosfera è molto cool: fa piacere ritrovarsi in tanti, da tutta Europa e metà USA, conoscersi e riconoscersi, pontificare sempre il 300% di quello che si è fatto realmente nell’ultimo anno (tanto lo fanno tutti, e poi i musicisti sono tutti cazzari…) e poi proseguire con qualche altro malcapitato.

Fast+CasparUno “vero” però c’è: lo incontro e subito sono baci e profondi abbracci. Si tratta di Caspar Mensiña, noto artista folk di un paese sudamericano, famosissimo in patria e completamente sconosciuto da noi: una volta ho fatto da sound-engineer improvvisato a un suo live e il risultato sonoro è stato così sorprendentemente buono (anche per me!) che da allora Caspar mi adora. Facciamo un brindisi, poi gli chiedo di fare una foto, ma lui mi prega di non farlo riconoscere su Internet perché ha qualche problemino col governo del suo paese…

È il momento delle gaffes: vedo una tipa di spalle con un posteriore veramente da urlo e decido di scattare una foto a tradimento a questo interessante “soggetto”, con la reflex che ciondola dal mio collo con nonchalance. Purtroppo è una Nikon che ho comprato da pochi giorni e non la conosco ancora bene: alla pressione del tasto di scatto, un turbo-led a luce bianca si accende per consentire all’autofocus di lavorare, e così nel buio quasi totale sparo un cono di luce proprio sul culo della tipa e faccio la parte del maniaco. Ooopsss…
Alla fine inizia il DJ-live-set: proprio quando dovrebbe partire il divertimento, decido di andarmene perché il party è organizzato da americani e quindi la musica riflette i loro gusti. Resisto poco più di un quarto d’ora, ma alla fine la inutile miscela di electropop e hip-hop radiofonico di Virginia Nascimento ha la meglio su di me (anche se dopo ci sarebbe il ben più "sugoso" e technoso Atty Mezcal, che vi consiglio...) e propongo un rientro in hotel: in fondo sono in piedi da “solo” 18 ore, oggi ho lavorato un casino e domani me ne aspetta altrettanto, di bibita ne abbiamo trangugiata a sufficienza, per cui la serata potrebbe tranquillamente finire qui. I miei soci non sono d’accordo purtroppo, e appena infilatici in un Taxi, con un inglese incerto e alcolico dicono al tassista turco qualcosa tipo “…a place … with girls!”
A quel punto capisco a quale tragedia stiamo per andare incontro e vorrei fuggire, ma non posso! Il turco fa di sì con l’aria di chi ha capito tutto, ingrana a razzo e parte direttamente per l’autostrada. Ci fermerà quaranta chilometri dopo, in un posto che sembra il castello di Ludwig. Fuori dal cancello, c’è la solita compilation di Porsche, BMW e Mercedes da 60.000 Euri come entry level, mentre subito all’ingresso una orribile maitresse cino-tedesca in reggicalze e babydoll neri (a me sembra una panciera, ma insomma…) ci informa con premura del “listino”: 18 € una birra, 60 per bere con le ragazze, 120 per salire di sopra, 150 per un’ora… Vi risparmio le altre voci del menu, e per fortuna riesco a convincere i miei soci ad andarcene finché siamo a tempo. Non so come, ci riesco e mentre secondo me il tassista già si stava facendo i soliti suoi conti tipo “ogni tre clienti procurati, io una trombata gratis…”, noi balziamo in macchina e chiediamo di un posto più elegante, non un lurido casino travestito da night club. Il tassinaro di Ankara fa di nuovo segno di aver capito, ed effettivamente ci deposita in un posto super-luxus, con scalone in marmi bianchi, sedie rococò intagliate e dorate, e soprattutto uno splendido banco bar veramente elegante. Andrebbe tutto bene, ma una porta si apre e da lì vedo far capolino dei baldi giovanottoni in accappatoio se non quasi nudi. C’è anche qualche ragazza in abbigliamento fetish, a complicare il panorama… A quel punto mi chiudo a riccio, mi siedo su un divano capitonné rigorosamente bianco, a chi mi viene a chiedere qualcosa faccio sbrigativamente segno che non desidero nulla se non champagne francese. Poi aspetto. Aspetto. Aspetto. Dopo tre quarti d’ora vedo i miei soci ricomparire, per la verità un po’ smosciati rispetto alla baldanza dell’entrata. Io non chiedo cosa sia successo, e loro non me lo dicono: uno solo balbetta che ha dovuto riempire un questionario e spiegare se preferiva le fruste o l’anopenetrazione, mentre una avvenente infermiera lo conduceva lungo un corridoio adornato di strumenti di piacere di tortura… Mi vengono in mente le parole del saggio Pierre La-Croix che, prima di partire, mi disse: “Buon divertimento e tanta gnocca! I bordelli FrancoForti sono famosi”…
Al rientro in hotel, dopo 22 ore di vegliaAlla fine pago un sacco di soldi per il mio champagne, ma so che sono stati spesi bene. Almeno mi hanno lasciato in pace e io ho potuto fumarmi in tranquillità mezzo pacchetto di Pall Mall (la Germania è un paese civile, e quindi nei locali si può ancora fumare…).
Rientro in città col solito tassista che è rimasto fuori ad aspettare: dirotto il conto sui gonzi che sono con me e così scopro che il “giretto” è costato solo 180 miseri Euretti…

Quando mi ritiro in stanza, un grande specchio alla parete mi restituisce l’immagine di un Hugo Fast in ancora più che valida forma: dopo 22 ore di stand-up sono così orgoglioso di me, per come ho gestito fisico e serata, che decido di meritarmi una foto!

Il giorno dopo ripartirò scendendo la Germania in treno a bordo di un futuribile treno ICE (che i tedeschi hanno da 10 anni, ma ancora oggi i nostri Pendolini in confronto fanno pena…), per poi transitare verso la Slovenia e sbarcare a Lubiana dove mi aspetta il concerto dei Magicake.

Hugo Fast davanti all'ICE Frankfurt-Muenchen

Ma questa è un’altra storia. Che troverete come sempre su queste pagine!

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