 La Mini è cambiata, ma non se n’è accorto nessuno: di solito nel mondo dell’auto succede l’esatto contrario, ovvero si cambia la mascherina e quattro altre cazzate di una macchina già in declino e poi la si lancia come “La Nuova Zakaramba” (sostituite a “Zakaramba” il nome della vostra vettura preferita…). In questo modo si riesce a sostenere il cosiddetto “fine vita” di una macchina, ovvero i suoi ultimi due anni di vita commerciale, in cui il prodotto ha perso appeal e freschezza, mentre il pubblico più informato rimanda ogni decisione di acquisto in attesa dell’uscita del modello nuovo.
La Mini di oggi è una bieca operazione commerciale: la macchina è costruita dalla BMW, che a suo tempo ha acquistato i diritti sul marchio, è completamente nuova e diversa rispetto alla mitica vetturetta disegnata nel 1959 da Alec Issigonis, ma è innegabile che il suo aspetto sia stato attentamente calibrato per recuperare il più alto ritorno vintage possibile. Ora la BMW ha sentito il bisogno di rinnovare profondamente il progetto: nuovi motori, sette centimetri in più di carrozzeria, nuovi interni, in parole povere non un restyling ma una macchina completamente nuova. Poiché però il design della prima serie tirava ancora da matti, BMW ha fatto in modo che la nuova Mini fosse nell’aspetto esteriore il più possibile uguale al modello che andava a sostituire. Così la Mini è rimasta la stessa: piccolo giocattolo orrendamente costoso e magicamente sfizioso, inadatto al trasporto di quattro persone adulte a causa dei posti posteriori ridotti, e parimenti inadatto anche a farci la spesa (non dico un viaggio…) per colpa di un bagagliaio piccolissimo. Ma queste cose non costituiscono un problema per il “pubblico Mini”, ovvero la gente che conta o quantomeno che vorrebbe contare qualcosa a livello sociale. Per il lancio della nuova edizione, è stata usata una pubblicità dell'agenzia tedesca Jung von Matt, adattata da D'Adda, Lorenzini, Vigorelli, BBDO per il nostro mercato. In essa, si vede un Mini-proprietario che, fermato il prezioso veicolo in mezzo al deserto e sceso dal medesimo (chissà perché! Avrà forato? Gli bollirà il radiatore? Mah…), trova una simil-lampada di Aladino e la molesta in modo indebito. Ne esce un sedicente genio che sinceramente fa cagare: sui quaranta passati, con una brutta barba e un brutto vestito da impiegato postale, non si capisce come ma si impadronisce della vettura e se ne mette alla guida. Il driver ufficiale, declassato a passeggero, prova ad abbozzare una reazione ed esigerebbe di poter esaudire qualche desiderio, ma il genio (…secondo me, scheccando) lo prende per i fondels, gli fa un paio di grr e miao da entreneuse di periferia e continua a guidare imperterrito. La pubblicità finisce senza senso, così com’era iniziata, lasciando lo spettatore con un forte punto di domanda dipinto in volto, mentre i due si allontanano in macchina… Boh!!! Il giudizio di Kondoria Pubblicità nulla, senza né capo né coda, senza stile e senza storia. Perfetta, complimenti! Nella versione di Kondoria, il proprietario (ci avrei messo però un tipo calvo e forzuto, alla Mastro Lindo), prenderebbe per la camicia il genio, lo strapperebbe con una mano dal posto di guida mentre con l’altra ferma l’auto in controsterzo tirando il freno a mano, e infine lo getterebbe fuori bordo. Con l’ugello della lampada magica infilato nel culo!
Puah…     
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