 Oramai da tempo rassegnati a dover macinare sempre tantissimi kilometri per inseguire ‘sta benedetta scena (guardate pure il nostro reportage sui Modeselektor per capire di cosa sto parlando…), questa volta noi di Kondoria restiamo piacevolmente sorpresi da un evento-clubbing organizzato nella città di Trieste, nord-est estremo di questo paese che sembra ultimamente aver perso la bussola. Nella culturale cornice del teatro instabile Miela, va di scena il collettivo Electrosacher (Ohm Records) supportato dall’art-visual del duo austriaco OchoReSotto. Il Collettivo ci propone un gustoso e mai scontato set che abbraccia il sound electro nelle sue tante sfaccettature. Io e la mia bionda amica Xenya Grant arriviamo nella location dell’evento verso mezzanotte, mentre il tenebroso Hugo Fast (al solito vestito rigorosamente di nero), ci raggiungerà più tardi, ovvero “fashionably late” come Giuseppe Apostolo (famoso attore internazionale) ci ha insegnato che si dice in USA…
La serata si apre con un atteggiamento del collettivo decisamente minimal, che ci fa scaldare e familiarizzare con il cupo e buio dancefloor illuminato solamente dalle imponenti proiezioni visive: la performance va in scena nel parterre del teatro, opportunamente liberato dalle poltroncine pieghevoli, mentre lo schermo sopra il palco viene usato per le proiezioni dei visual sintetici. Molto valida si rivela l’amplificazione, e ciò si nota ancor di più in tempi in cui ormai anche locali di una certa ambizione usano sound-system che noi accetteremmo a mala pena come radiosveglia da comodino. Il sound cresce d’intensità, accompagnato dal rapido e consistente afflusso dei clubbers. Nasce, finalmente, la tanto ricercata “scena” ovvero quella miscela d’ingredienti costituita da un sound d’avanguardia e da un pubblico di buon gusto.
Hugo Fast, poco dopo il suo arrivo, ci conduce immediatamente in zona bar per la bevuta di ordinanza: qui notiamo il bancone sovrastato da monitor che rimandano le immagini proiettate in sala grande, un sound-system più contenuto ma sempre di buona qualità sonora, e soprattutto i prezzi del bibitame: contenuti e decisamente non “a strozzo” come avviene in tanti locali di presunta tendenza, si accompagnano perdipiù a una buona qualità delle materie prime: ma voi sapete quanti sono i bar che usano degli immondi liquami no-brand al posto della vera Coca-Cola, e bottiglie-imitazione da tre Euro l’una al posto del vero rhum Havana? Sono tantissimi, e nessuno fiata perché la gente mediamente non sa bere.

Fast e Xenya chiacchierano del significato profondo della vita (ehm…), mentre io scatto foto all’impazzata e osservo divertito il look alternative-global-casual-independent dei presenti, poi finiti i drinki si torna tutti di là, in pista! Il touch degli Electrosacher, che ci accompagnerà per tre ore e passa, è imperniato da sonorità break, broken beat, dub, drum’n’bass, grime fino ad arrivare alla techno minimale (almeno, così dicono di loro). Io aggiungo che gli Electrosacher, a tratti, si avvicinano molto anche alla scena electro berlinese, e mi viene da citare i Tiefschwarz come esempio. Il set si conclude con due chicche veramente inaspettate, ovvero “Blue Monday” dei New Order e un campionamento di “Doctor Doctor” dei Thompson Twins. A noi di Kondoria, travolti da sempre dalla passione per la new wave britannica, non sembra quasi vero poter rivivere un piccolo spaccato dei veri eighties, un periodo in cui i club erano veramente club di esclusività e di cultura, e il fashion che ancora oggi ci accompagna si stava appunto coagulando attorno a nomi come Malcom MacLaren, Vivienne Westwood e Jean-Paul Gaultier. Per anni ‘80 intendo naturalmente quel periodo che va dal 1977 al 1983, anni in cui la new wave ebbe la sua massima espressione. Qui mi sembra semplicistico e riduttivo spiegarvi chi erano le futuristiche icone di quel periodo, per cui magari ne parleremo un’altra volta, ma insomma, se date un’occhiata ai ricchi contenuti della sezione Muuuzik di Kondoria forse un’idea riuscite a farvela…
Il giudizio di Kondoria
 Un grande evento e una grossa risposta di pubblico in una città dove, ahimè, la maggioranza dei locali notturni propone ormai una dimensione commercial-grottesca-dozzinale-no look. Infatti, se vi accingete a varcare i locali nel centro cittadino (definirli club è insulto al significato romantico del termine, legato alla situazione e alla musica) troverete la nazional-popolare musica italiana, qualche becera hit house che ha raggiunto la commercialità, e il sempreverde ma scontatissimo revival (aggiungo uno stringato “no comment”). A ‘sto punto magari qualcuno dirà: ” Ma sì, tanto al Miela eravate solo quattro sconvolti ghettizzati”. Ora, a parte il fatto che veramente non eravamo solamente in quattro come potete notare dalle foto, rispondo che se l’alternativa è quella di ballare la Carrà in rigoroso no-look da vita impiegatizia (vedi anche il recente e saggio articolo di Galorno sulla materia), ben venga la sconvoltura! L’auspicio è che eventi del genere possano continuare dando così una certa impronta alla vita notturna, perché in fondo la gente pronta a recepirli esiste! Se volete approfondire: Electrosacher http://www.ohmathome.com OchoReSotto http://www.super8mm.at/
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.3 |